accadde…oggi: nel 1892 nasce Rina De Liguoro, di Federica Ginesu

La chiamavano diva e lei lo era per davvero. Sin da quando sedeva imperiosa al pianoforte e faceva struggere la platea con quelle note che arrovellavano l’aria. Furente e passionale. Mai incerta, sempre intensa da mozzare il fiato nel palcoscenico della vita che la portò lontano.

Natali a Firenze, ma nel sangue e nel cuore visceralmente sarda di Alghero, Elena Caterina Catardi in arte Rina de Liguoro è stata non solo grande pianista, ma anche una delle più grandi attrici che il cinema muto ricordi. L’ultima fulgida stella prima dell’avvento del sonoro.

Rina cresce in una famiglia medio borghese: il padre è Pasquale Catardi un ufficiale algherese dei bersaglieri trasferito a Firenze, la mamma Lina Bugnone catalana di origine savoiarde.
L’imprinting fatale con la terra sarda, un legame inspezzabile, avviene quando ancora in fasce viene portata nel paese dei coralli per il battesimo. Il sole cocente, l’aria salmastra e il respiro vitale del suolo sardo sono ricordi che incoscientemente si incidono nella sua anima in maniera incancellabile. Nel corso della sua esistenza, spesso Rina sentirà il richiamo della Sardegna e farà ritorno ad Alghero, il suo buen retiro dove rigenerarsi e riprendere contatto con se stessa.

Il trasferimento del padre a Napoli le consente di studiare nel prestigioso conservatorio partenopeo San Pietro a Majella dove si dedica all’inclinazione del suo spirito: una poderosa vocazione artistica che la tramuta in una virtuosa pianista. La sua fiammeggiante avvenenza e le doti acquisite con un indefesso e maniacale studio, le consentono subito di acquisire una fama che valica persino i contorni italici. I concerti della giovane sarda dai capelli corvini e dalla fiera bellezza sono sempre affollati e i tributi non arrivano solamente dal pubblico ammaliato, ma anche dai più esigenti critici musicali. Rina è spesso in tournée: Roma, Firenze, Milano e la sua Sardegna con tappe a Sassari ed Alghero. Il concerto che, però, segnerà la sua vita è quello più atteso.

Rina incontra l’amore. A 25 anni debutta al Teatro Sannazaro di Napoli.

Dopo l’esibizione arriva in camerino un cesto di rose e un biglietto con impressa una corona nobiliare. Il conte Wladimiro De Liguoro si è innamorato a prima vista di lei e l’aspetta sulla soglia del teatro. Figlio del regista napoletano Giuseppe De Liguoro, laureato in filosofia, era dedito anche lui come il padre al cinema come operatore, attore e regista.
Nel 1918 si sposano e hanno subito una bambina che chiamano Regana come una delle figlie del Re Lear di Shakespeare.

Il cinema italiano è nell’età dell’oro. La magia del grande schermo, inventato dai fratelli Lumière nel 1895 ed esploso nel primo decennio del ‘900, racconta grandi mitologie, sogni collettivi e passioni travolgenti. Nascono le dive: occhi di fulmine e scintillio di stelle, meraviglie di marmo idealizzate come dee irraggiungibili. In scena, però, di raro incarnano personaggi forti, spesso sul grande schermo sono, infatti, femme fatale o vamp che pagano con la morte le loro trasgressioni. Rina ne è affascinata.
L’arte scatena in lei un afflato ribelle: «Io sono il capitano della mia anima e cercherò di guidarmi sempre bene e di andare avanti».

Una sera, dopo l’ennesimo concerto, il produttore Lucio D’Ambra la invita ad assistere al ciak di una scena del film “La principessa Bebè“. La bella pianista, durante le riprese, non si limiterà ad osservare, ma calcherà per la prima volta la scena cinematografica impersonando una delle dame del regno immaginario di Curlandia, tema fantasioso del film.
Ha un talento innato, una forza espressiva e una mimica facciale straordinaria. Con uno sguardo è in grado di trasmettere desiderio, dolore, gioia e disperazione. «Non ho avuto mai nessuna trepidazione in scena». Rina si immedesima nel personaggio, vive l’interpretazione facendosi travolgere ed è, per lei, una splendente ascesa.

La grande occasione arriva nel 1923. Ha 29 anni ed è nel pieno della sua maturità artistica, all’apice della sua bellezza. Sbaraglia 39 attrici concorrenti e viene scelta dal regista Enrico Guazzoni per il ruolo di Messalina, la grande seduttrice, la dissoluta moglie, così gli storici latini la dipingono, dell’imperatore Claudio. Recita come una divina regina tra migliaia di comparse e scenografie imponenti che riproducevano i fasti dell’Antica Roma. Il film è un successo internazionale. Rina diventa l’universale “Queen Beauty” acclamata oltreoceano pronta a conquistare Hollywood. Partecipa anche al film “Quo Vadis“, un kolossal, flop in Italia, ma che il New York Times definisce: “l’opera drammatica più ambiziosa che si sia mai vista nel cinema“.

È un’attrice che si impone per carattere e personalità. Decide i soggetti da portare in scena, lavora in proprio con la “De Liguoro Film” casa di produzione che fonda col marito, recita in 4 ruoli diversi nel film “Quello che non muore” e si mostra volontariamente discinta. Ama il tennis, il nuoto e l’equitazione, ma la sua grande passione è l’automobilismo: sfreccia al volante della sua Alfa Romeo per raggiungere i set. Diventa, insieme alla collega Francesca Bertini, l’attrice più pagata al mondo: mezzo milione dell’epoca a film.

Nel 1929 la Metro Goldwin Mayer le offre un contratto di 5 anni e Rina, spinta dal marito, accetta. Per arrivare nella mecca dorata del cinema, sovrastata dall’imponente scritta a caratteri bianchi adagiata sul monte Lee, la diva prende il treno New York – San Francisco. Il viaggio dura 5 giorni, perché il convoglio viene fermato a ogni stazione dai sindaci delle cittadine che costellano il percorso, vestiti in frac e tuba, per tributare un adeguato saluto all’illustre viaggiatrice.

Senza Rina De Liguoro l’America sarebbe stata meno folle” aveva ammesso persino lo scrittore Scott Fitzgerald.

Compra una faraonica villa a Beverly Hills, vive nel lusso più sfrenato tra gioielli da mille e una notte, vestiti da imperatrice, feste e divertimenti, ma a 37 anni il suo lancio internazionale si rivela più difficile del previsto. Esordisce con Cecile De Mille in “Madam Satan” e in “Romance” con Greta Garbo, ma non riesce a sfondare. Il soggiorno in America dura 9 anni in cui recita in film in lingua spagnola tra i quali uno affianco a Stanlio e Ollio e si esibisce come pianista alla Filarmonica di Los Angeles e al Fox Theatre di Hollywood.

Nel 1939 il rientro in Italia: un breve soggiorno con l’intenzione, poi, di tornare nel paese a stelle e strisce. È però approdo definitivo con lo scoppio della guerra che impedisce il ritorno negli States. L’avvento del sonoro e il fascismo che hanno dettato nuovi codici e stilemi cinematografici sembrano chiuderle le porte. Ogni mattina Rina compie il suo personale pellegrinaggio a Cinecittà senza trovare ingaggi di livello. Recita nel 1947 con la figlia in “Santa Caterina da Siena“, ma alla fine delle riprese capita la tragedia irreparabile.

Un malore improvviso stronca a soli 28 anni la figlia Regana e getta Rina in un buio più oscuro di quello che preannuncia l’inizio della proiezione in sala. Prostrata l’attrice si ritira a Roma nella sua lussuosa dimora.
Le partecipazioni si diradarono quasi del tutto.

Nel 1963 Luchino Visconti le offre una comparsata nel “Gattopardo” dove interpreta, in una scena poi tagliata, una principessa con gli occhi colmi di rimpianto per un passato destinato a non tornare più.
Un ultimo concerto al teatro Quirino di Roma è l’estrema umiliazione. Accenna le note della sonata n.2 di Beethoven e poi, davanti a uno sparuto pubblico, scoppia a piangere.

La fatale venere sarda che aveva stregato il globo è destinata, così, a un viale del tramonto senza scampo. Si appiglia all’affetto del marito, ma quel sentimento non riesce più a scaldarla.
In miseria, senza casa, soffocata dai debiti, grazie al regista Blasetti trova rifugio all’ospizio dei poveri. Consumata dall’arteriosclerosi e assistita fino all’ultimo dall’amore di Wladimiro si spegne, dimenticata dal mondo, il 7 aprile 1966 a 74 anni.

La sfilata di Antonio Marras a lei dedicata
corderai sempre di me?” Chiese a un ammiratore imprimendo la domanda su una cartolina che la immortalò per sempre bellissima.

Una sfilata di Antonio Marras, una via e un teatro di Alghero a lei intitolati sono il ricordo per una stella che brillò nel firmamento fino a diventare un lumicino soffuso perso nella storia del cinema; mai spento, ma sempre vivo pronto a risplendere nella storia delle donne.