Come piante tra i sassi, di Mariolina Venezia, Einaudi editore, recensione di Daniela Domenici

Premetto che non ho visto la serie televisiva dedicata alla protagonista (perché non ho la tv e non la vedo da quasi vent’anni); mi sono quindi avvicinata al libro in modo “vergine” e me ne sono innamorata per vari motivi.

In primis per l’amore sviscerato, profondo e commovente dell’autrice per la sua terra lucana “…perché la Basilicata è la terra del silenzio. Un silenzio tangibile, di una consistenza simile a quella dell’acqua. Fiumi di silenzio scorrono fra i solchi delle colline aride, nelle spaccature dell’argilla, costeggiano le rotabili, immergono i paesini sui cucuzzoli nella stessa invisibile sostanza…”: questi e tanti altri paragrafi descrivono questa terra magica che ho avuto il piacere di visitare.

Un altro elemento che mi ha colpito positivamente è che Venezia abbia scelto un episodio accaduto realmente nel 2003, le manifestazioni a Scanzano Jonico contro le scorie, e lo abbia inserito nella storia facendolo diventare uno dei momenti clou in cui è presente il sostituto procuratore Imma Tataranni: complimenti!

Perfetta la caratterizzazione della protagonista  come moglie, figlia, madre e magistrata testardamente coraggiosa che si deve barcamenare tra tutti questi ruoli, tra la figlia Valentina e il marito Pietro, tra la badante della madre e le rivalità sul lavoro, seguendo sempre il suo intuito che alla fine la porterà a far confessare la persona autrice dell’omicidio di Nunzio, un giovane ventiduenne.