Myriam Sarachik, le mille sfide di una fisica tenace, di Simone Petralia

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Myriam Sarachik, fisica belga scomparsa il 7 ottobre scorso all’età di 88 anni, non ha avuto una vita semplice.

Nel 1941, ad appena 8 anni, è stata internata con la famiglia nel campo di concentramento di Merignac, vicino a Bordeaux. Vent’anni dopo, a New York, ha lottato per poter continuare a fare ricerca anziché la mamma a tempo pieno. Nel 1970 ha affrontato un lutto terribile: la morte ad appena 5 anni della sua secondogenita, rapita e uccisa dalla governante. Negli anni Ottanta ha combattuto di nuovo per riappropriarsi dei suoi spazi nel mondo accademico. Tutto questo mentre contribuiva ai progressi della fisica sperimentale, sua grande passione. Come ci è riuscita?

Sarachik ha risposto a questa domanda il 31 agosto 2020, subito dopo aver ricevuto l’APS Medal for Exceptional Achievement in Research, il riconoscimento più importante dell’American Physical Society, “per il suo contributo fondamentale alla fisica del trasporto elettronico nei solidi e al magnetismo molecolare”.

“Le donne non sono né migliori né peggiori nel fare fisica rispetto agli uomini. Sono, almeno se hanno la mia età, più tenaci. È la volontà di non essere cacciate”.

Dal Belgio agli Stati Uniti

Myriam Paula Morgenstein nasce nel 1933 ad Anversa. Nel 1940 i genitori, ebrei ortodossi, sono costretti a fuggire dal Belgio occupato dai tedeschi. L’anno successivo, nel tentativo di attraversare il confine tra Francia e Spagna, Myriam e i suoi vengono arrestati e internati a Merignac, campo di concentramento vicino a Bordeaux, quindi trasferiti a Camp de la Lande, nei pressi di Tours. Successivamente riescono a fuggire e prendono un aereo per Cuba, dove trascorrono i successivi cinque anni e mezzo come rifugiati. Qui Myriam frequenta la scuola pubblica e impara lo spagnolo e l’inglese. Nel 1947, dopo aver ottenuto il visto per entrare negli Stati Uniti, la famiglia Morgenstein si trasferisce a New York.

Appassionata di scienza sin da bambina, Myriam frequenta la Bronx High School of Science, dove si diploma nel 1950. Quello stesso anno inizia a studiare al Barnard College, dove nel 1954 ottiene una prima laurea in fisica. Nel frattempo sposa Philip Sarachik, professore di ingegneria elettrica alla New York University, con cui avrà due figlie, Karen e Leah. Tre anni dopo si specializza in fisica sperimentale alla Columbia University, in cui resta anche per il dottorato, che consegue nel 1960. Il suo tutor è il celebre fisico Richard Garwin, noto per aver progettato la prima bomba a idrogeno.

Maternità e lavoro

Nel 1961, dopo la nascita della prima figlia, in tanti suggeriscono alla dottoressa Sarachik di dedicarsi esclusivamente alla maternità. Lei ci prova, ma con scarsi risultati. “Sono stata a casa per circa un mese e ho capito che non sarei mai sopravvissuta”, dichiarerà in un’intervista. Supportata del marito, prende contatti con Polykarp Kusch, uno dei suoi professori alla Columbia, per ottenere un incarico da ricercatrice all’università. La risposta è disarmante: “Non vuoi davvero fare quello che pensi di voler fare. Non vuoi fare ricerca. Forse dovresti accettare un lavoro da insegnante part-time”. Alla scienziata, però, la tenacia non manca. Dopo diverse insistenze, riesce a convincere Kusch.

Viene contattata dai Bell Labs, centro di ricerca e sviluppo della compagnia telefonica AT&T. Qui alcuni fisici studiano particolari leghe contenenti metalli di vario tipo – come renio e molibdeno – assieme a piccole quantità di ferro, che fungono da magneti. Sarachik concentra i suoi interessi su queste speciali leghe magnetiche e misura il cambiamento della resistenza elettrica man mano che diminuisce la temperatura, sino ad avvicinarsi allo zero assoluto (-273,15 °C).

Dall’effetto Kondō al City College

Quando un metallo si raffredda gli elettroni si muovono più facilmente e la resistenza diminuisce. Nelle leghe magnetiche analizzate da Sarachik, invece, la resistenza elettrica tende a salire man mano che vengono raffreddate. Il fisico giapponese Jun Kondō, poco tempo prima, aveva immaginato che al raffreddarsi della lega gli elettroni si disperdessero sempre di più dai magneti degli atomi di ferro, aumentando la resistenza elettrica. Nessuno, però, era mai riuscito a dimostrare la validità della sua teoria.

Dopo aver ricevuto una prima versione dell’articolo di Kondō, Sarachik comprende che i dati si adattano perfettamente ai calcoli del collega. Fornisce così la prima conferma sperimentale di quello che sarà chiamato “effetto Kondō”. La comunità scientifica e i suoi stessi colleghi, però, ignorano del tutto il suo lavoro e allo scadere del contratto, di durata biennale, la donna torna a essere disoccupata.

Mentre il marito riceve offerte di incarichi di alto livello presso università prestigiose, Myriam Sarachik può ambire al massimo a una borsa temporanea post-dottorato all’Università del Maryland. Per nulla disposta a piegarsi a questo sistema, rifiuta un incarico presso i Philips Research Laboratories perché lo stipendio che le viene proposto è di migliaia di dollari inferiore rispetto a quello di un uomo. Finalmente, nel 1964, il City College di New York le offre una posizione da assistente professoressa. Sarachik dimostra di avere tutti i numeri per fare carriera, infatti dopo appena tre anni viene nominata professoressa associata.

Il lutto e la rinascita

Gli anni Sessanta trascorrono all’insegna della stabilità familiare e dei successi professionali. Il decennio successivo, invece, inizia nel peggior modo possibile. Nel settembre del 1970 Anne Meier Frolich, la governante di casa Sarachik, rapisce Leah, la più piccola delle due figlie, e scompare con lei a bordo della  Dodge Station Wagon di famiglia. Dodici giorni dopo il rapimento Frolich sarà trovata nell’auto, morta per un’overdose di sonniferi. Il corpo di Leah sarà rinvenuto a circa un mese di distanza in un bidone della spazzatura dietro una casa nelle campagne del Vermont.

L’impatto di questo evento è ovviamente devastante, sotto tutti i punti di vista. Distrutta dalla morte assurda della figlia, Myriam Sarachik si disinteressa alla ricerca per oltre un decennio. “Il fatto è che quando fai ricerca ti poni domande in cerca di risposte”, ha dichiarato in un’intervista, “ma a quel tempo non mi interessava conoscere la risposta a nessuna domanda”. Negli anni Ottanta, quando decide che è giunto il momento di ricominciare a cercare, si accorge che riacquisire la posizione perduta è tutt’altro che semplice. Uno dei suoi laboratori presso il dipartimento di fisica del City College è usato come sgabuzzino. Non si dà per vinta e chiede ai colleghi di raccogliere le loro cose. Nessuno lo fa, così invia un promemoria molto esplicito: “tutto ciò che non sarà rimosso entro la fine della settimana, sarà buttato via”.

Riuscirà a riavere tutto ciò che aveva perso nel decennio precedente, con gli interessi. Dopo aver condotto importanti ricerche nel campo dei semiconduttori e del tunneling quantistico, nel 1996 il City College di New York la nominerà “distinguished professor”, ovvero professoressa illustre di fisica. Il giusto riconoscimento alla tenacia di una persona fuori dal comune.

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