accadde…oggi: nel 1891 nasce Enrica Calabresi, di Adriano Sofri

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Enrica Calabresi è un’ebrea di Ferrara, è nata nel 1891 da una famiglia colta e attenta al valore delle sue donne. Viene a studiare a Firenze scienze naturali e si distingue presto nel campo che si è scelta, la zoologia e specialmente l’entomologia.

A Firenze viene anche un giovane prodigioso di Udine, Giovanni Battista De Gasperi. E’ nato nel 1892, naturalista anche lui, geografo e speleologo, alpinista e botanico e geologo. I due si innamorano e diventano promessi. Lui a vent’anni partecipa come naturalista a un’importante spedizione nella Terra del Fuoco. Lei diventa aiuto alla Specola e firma lavori originali, che la porteranno presto a guadagnare la libera docenza. Nel 1915 lui parte per il fronte, tenente degli alpini. Un suo fratello è morto scalando il Civetta, un altro muore in guerra già nel 1915, nel maggio del 1916 muore anche lui sulla prima linea. Ha 24 anni, ha al suo attivo ben 137 pubblicazioni scientifiche. Enrica vive un lutto cui resterà votata per tutta la vita e che sembra chiuderla in un silenzio inviolabile sui propri sentimenti. Lascia l’insegnamento per andare da crocerossina in zona di guerra. Tornata, riprende e perde il posto alla Specola, che va a un aspirante fascistissimo.

Nel 1936 ottiene un raro incarico di docente all’Università di Pisa, fino a che le leggi razziste la cacciano dall’università, brutalmente, come tanti altri, studiosi insigni o studenti ignoti. Enrica non lascia Firenze, dove può continuare a insegnare nella scuola privata della comunità ebraica agli alunni che la scuola pubblica ha espulso. Nel 1943 viene arrestata, da fascisti fiorentini, italiani, perché è ebrea. Da tempo porta con sé una fialetta di veleno, fosfuro di zinco, veleno da topi, orribilmente doloroso, quello che ha potuto procurarsi. Nella notte che precede la deportazione ad Auschwitz si toglie la vita. (Succederà a qualche padre ebreo di rimpiangere che la propria figlia non abbia fatto lo stesso). Pisa ha da poco convocato, per gli 80 anni dalla firma delle leggi razziste a San Rossore, un’adunanza di tutti i rettori italiani che per la prima volta ha chiesto scusa per l’infamia di cui l’intero mondo accademico – con eccezioni fulgide quanto minime – si era reso complice, entusiasta o vile. (Si sono anche chiesti, i rettori, come si comporterebbero se la circostanza si ripresentasse).

Pisa ha finalmente dedicato a Enrica Calabresi una strada e le ha intitolato l’aula di entomologia agraria, la disciplina che aveva istituito e diretto. A riscattarne la memoria sono state donne scienziate sollecitate dalla riscoperta dei suoi lavori, Marta Poggesi, Alessandra Sforzi alla Specola fiorentina, Elisabetta Rossi alla Sapienza pisana; sulla loro scorta un giornalista e scrittore fiorentino, Paolo Ciampi, ne ha pubblicato un’appassionata biografia, “Un nome”, per la Giuntina di Daniel Vogelmann, rintracciando i suoi famigliari, eredi fedeli dei suoi affetti e delle sue carte, comprese le lettere giovanili con De Gasperi, custodite dalla nipote che ha il suo nome.