fate scienza, non la guerra, l’attivismo di Gertrud Woker, di Serena Fabbrini

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Gertrud Woker è stata una biochimica di talento, ma il suo successo più importante è stato certamente nell’ambito della comunicazione della scienza. Il suo impegno nel voler aumentare la consapevolezza nelle persone circa il potere distruttivo della scienza applicata sul campo bellico la rese celebre in tutto il mondo. Un membro tedesco del Women’s international league for peace and freedom ha riassunto il valore del suo lavoro descrivendolo come «così infinitamente prezioso [che] renderà immortale il nome di Gertrud Woker».

L’infanzia e un futuro da cuoca

Gertrud Jan Woker nacque in Svizzera il 16 dicembre 1878. La sua era una famiglia vivacemente intellettuale: la madre Johanna era una musicista e strenua sostenitrice dei diritti umani, il padre Philipp era un teologo e storico vicino all’ambiente del Vetero-cattolicesimo, un gruppo staccatosi dalla Chiesa di Roma nel 1869 in opposizione al dogma dell’infallibilità del papa. La Chiesa era l’argomento principale degli studi di Woker padre, tanto che il suo testo sui rapporti finanziari dei papi venne inserito nella lista dei libri proibiti.

Woker fu mandata a scuola come tutti i bambini della sua età ma lei aveva a vantaggio suo uno stimolo continuo che le veniva dai genitori, tanto che la ragazza aveva intenzione di continuare a studiare dopo la scuola dell’obbligo. Ma, terminata la scuola, il padre la mandò a studiare cucina a Erfurt, in Germania, dove uno zio era primario dell’ospedale cittadino. Seguì i corsi di cucina per non deludere il padre ma la notte, segretamente, Woker studiava matematica insieme al fratello di un suo compagno di lezioni.

Burnout

Dovendo mantenere di fatto due vite, quella diurna a scuola di cucina e quella notturna sui libri di matematica, Woker cadde esausta sotto il peso dello stress. Lo zio medico le diagnosticò una forma di anemia e le prescrisse una semplice cura che prevedeva l’assunzione di ferro. Di ritorno in Svizzera, a Berna, Woker decise di farsi visitare da una dottoressa, la prima medica praticante in città. La dottoressa, conoscendo per esperienza personale quanto dura potesse essere la vita di una ragazza che si batte per il proprio diritto allo studio, inquadrò subito che la sua giovane paziente soffriva di fatigue, stress, molta fatica. In altre parole, Woker era in piena crisi da burnout.

Un approccio interdisciplinare

Il desiderio di studiare di Woker venne finalmente realizzato quando riuscì a ottenere, nel 1903, il dottorato di ricerca in chimicafisica e botanica all’Università di Berna. Woker fu la prima svizzera a ottenere un così alto titolo di studio in questa università. Pochi anni dopo, nel 1907, anche l’abilitazione all’insegnamento nella medesima università per le stesse materie.

In un epoca caratterizzata da precisi confini tra una disciplina e l’altra, Woker scelse un approccio interdisciplinare alla ricerca. Le sue aree di interesse e di conoscenza spaziavano dalla chimica fisica alla tossicologia, dalla biologia alla farmacologia. Tutte branche della ricerca che la porteranno, negli anni a venire, a essere una voce esperta nella sua battaglia contro l’uso delle armi chimiche durante la Grande guerra.

Ritornata a Berna, Woker non riuscì a trovare una posizione di insegnamento nel suo campo di ricerca e prese a insegnante ginnastica nelle scuole superiori della città.  Fu tuttavia un incarico di breve durata, poiché decise di trasferirsi a Berlino per seguire le lezioni nell’università tedesca come semplice uditrice, dal momento che alle donne era proibito essere studentesse. Lavorò poi nel laboratorio di Stanisław Konstanecki, dove sintetizzò alcuni derivati del naftolo, del flavanone e del flavone.

La guerra dei gas e l’impegno contro le armi chimiche

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Woker come tantissime altre persone, fu inorridita dal dilagare dell’uso di gas tossici in trincea. Era fermamente convinta che ricercatori e ricercatrici avevano la responsabilità di garantire che i risultati delle loro ricerche non venissero abusati per scopi bellici. Tra il 1910 e il 1931 Woker pubblicò diversi paper e volumi sui danni delle sostanze chimiche sul corpo umano e a partire dal 1911 assunse la direzione del laboratorio di biologia chimica fisica all’Università di Berna. In laboratorio dirigeva ricerche sui perossidasi e i catalasi, sui metodi di rilevamento per prodotti naturali e in particolare sulle reazioni cromatiche sugli steroli. Tuttavia, il suo principale interesse restava il gas velenoso in guerra. Nel 1916, a Woker fu negato il titolo di professoressa.

Nel 1924 partecipò ai lavori conferenza della American Chemical Society a Washington e in quest’occasione ebbe modo di constatare con i suoi occhi i danni sul corpo umano provocato dalle armi chimiche, durante una dimostrazione all’interno di un arsenale. Nello stesso anno, al quarto congresso internazionale del Women’s international league for peace and freedom che si tenne a Washington, D.C., Woker presentò una relazione in cui descrisse l’orrore che aveva provato a tali dimostrazioni. Questa sua esperienza la portò a giocare un ruolo di primo piano nella formazione del Comitato contro la guerra chimica. L’opuscolo, con le sue terrificanti descrizioni di ciò che le armi chimiche potevano fare, venne distribuito in tedesco, inglese e francese.

Passionata pacifista

Negli anni che seguirono la fine della Grande guerra, Woker tenne numerose lezioni sui danni delle armi chimiche e su altri temi legati alla tossicologia, come l’utilizzo del piombo nella benzina. Nel frattempo, nel 1933, venne finalmente nominata professoressa all’Università di Berna dopo i tanti interventi a suo favore di colleghi in tutto il mondo.

Nel 1951 pubblicò il suo lavoro più importante, The chemistry of the natural alkaloids, un lavoro monumentale in due volumi che venne presto ripreso da molti giornali del settore.

Anche in tarda età, Woker si batte per i diritti umani e, soprattutto, per i diritti delle donne. Spese le sue energie e la sua voce per condannare ogni forma di guerra e sopruso sugli esseri umani fino alla sua morte, avvenuta nel 1968, dopo che venne ricoverata in un ospedale psichiatrico. Il motivo del suo ricovero rimane tutt’ora nascosto, poiché la cartella clinica non è stata ancora messa a disposizione.

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