“Il pane fritto e altre storie” per ritrovare i sapori e le atmosfere di una civiltà perduta, di Elvira Tomarchio

Il pane fritto è  una pietanza povera, nata dall’esigenza di non sprecare il frutto del duro lavoro dei contadini, è un modo per onorare i prodotti che la terra dona all’umanità, si può dire fin dagli albori della nostra storia .

Il pane fritto è il titolo che Cinzia Caminiti Nicotra ha dato al suo libro di memorie della fanciullezza, un libro di ricette antiche e di storie familiari

Avete mai assaggiato il pane fritto?

Il suo sapore viene anticipato dall’odore che si spande per la casa quando lo si pone a friggere nel buon olio di oliva, due elementi della nostra cucina ( o dieta) mediterranea. Lo stesso odore che hanno trovato gli amici ed amiche intervenuti alla presentazione del libro, lo scorso 13 novembre 2021 presso la sede del Comitato popolare  Antico Corso presieduto da Salvatore Castro.

Un libro di memorie e ricette presentato in un luogo simbolo, emblema  di rigenerazione partita dal basso mediante l’azione ormai ventennale del Comitato popolare  Antico Corso. Il quartiere  Antico Corso situato nel centro storico di Catania, è  tristemente famoso per la presenza di clan mafiosi conosciuti come “ Cursoti”, grazie alla nostra azione di volontari del Comitato  è stato possibile il recupero e la fruizione pubblica del Bastione degli Infetti, inoltre la nostra sede è diventata un luogo di incontro, di promozione culturale, di coesione sociale  là dove prima c’era abbandono ed indifferenza, oggi c’è amore ed interesse verso il patrimonio storico-culturale. Proprio perchè vogliamo avvicinare quanto più è possibile al piacere della lettura abbiamo voluto preparare, andando oltre le formalità, una presentazione del libro “diversa”, pensando più a un’immersione totale nelle vicende del libro che potesse suscitare le emozioni più recondite a partire dall’odore del pane fritto che gli ospiti avrebbero respirato entrando nella nostra sede. Ne è scaturito un evento vero e proprio che ha creato un’atmosfera delicata e nostalgica fatta di ricordi, odori, antiche foto e persino dai colori amati dalla protagonista del libro, Nonna Vincenza.

Cinzia Caminiti  Nicotra autrice de “Il pane fritto e altre storie” antiche ricette popolari e racconti di Nonna Vincenzina è una donna dai mille interessi, con tantissimi talenti che spaziano dalla letteratura al teatro:  è attrice, autrice di testi letterari e teatrali, regista e ricercatrice delle nostre tradizioni.

Tematiche che hanno incontrato il comune interesse degli amici ed amiche del Comitato e la voglia di lavorare insieme per  riscoprire  le nostre radici, a partire dalla lingua siciliana,  condividendo anche l’impegno nel campo  sociale: questa estate  ha offerto una grande prova come autrice, regista teatrale ed interprete, con il suo lavoro “LIBERE – Donne contro la mafia” che ci ha toccato nel profondo facendoci commuovere e riflettere

Le storie che Cinzia Caminiti  riporta nel libro, raccolte dalla viva voce della nonna,  ci fanno entrare nell’intimità di una casa, ci offrono allo sguardo le relazioni familiari che si costruiscono e si consolidano attraverso il fare delle cose insieme: pulire i fagioli, coltivare l’orto, dare da mangiare agli animali Questi quadretti di vita familiare descrivono dei momenti unici: la nonna accoglie i nipoti, li stringe intorno a sé ed inizia a parlare, a raccontarsi. Una nonna come maestra di vita, compagna di viaggio ( nel viaggio della vita) dispensatrice di consigli e di aneddoti.

Il PANE FRITTO è un racconto al femminile, le donne nonne, madri , nipoti, cugine sono le protagoniste incontrastate delle storie di nonna Vincenzina;  i padri, mariti, fratelli sono in controluce, la loro presenza è stata determinante per le vicende raccontate, ma non sono presenti, vuoi perché emigrati come il nonno di nonna Vincenza marito della bis-nonna Rosa ( la nonna grande) che andò in America per non fare più ritorno

Cinzia Camniti e Nicoletta Nicotra ( sua figlia) hanno interpretato il prologo del libro, dove nonna e nipote intessono un dialogo, fatto di aneddoti, proverbi, raccomandazioni , ci hanno fatto partecipi di questo delicato rapporto trasportandoci in una dimensione sospesa, tra presente e passato, realtà e sogni ( dove è possibile reincontrare le persone amate che non sono più)

Grazie ai suoi racconti la nonna Vincenza consegna alle nipoti, alle nuove generazioni il proprio bagaglio di conoscenze

Un tempo era ritenuto normale imparare dai più vecchi, dagli anziani, dagli adulti, quando arrivavano le vacanze estive le famiglie si davano da fare per collocare i figli, sia maschi che femmine, presso una bottega: si andava dalla mastra o dal mastro per imparare un mestiere in accordo con l’adagio “ Impara l’arte e mettila da parte”, nessuno rimaneva disimpegnato ad annoiarsi o a ciondolare in giro

OGGI, purtroppo,  QUESTO LEGAME SI E’ SPEZZATO

Frequentando i nonni, gli adulti o gli anziani i bambini  imparavano anche i detti, proverbi, modi di dire, passava da una generazione all’altra il patrimonio di tradizioni costituiti da processi ( come si fa, oggi si dice know how) e intere storie, racconti, canzoni tutto oralmente ( non tutti sapevano scrivere) ma questo allenava la memoria, il saper raccontare e ricordare

Questi due punti ci portano diritti a due problematiche che viviamo giornalmente e di cui non tutti ne hanno piena coscienza:

  1. la povertà educativa
  2. la perdita del nostro patrimonio culturale

1.La povertà educativa, cioè, l’assenza del bagaglio minimo di “istruzioni” che ci permettono di vivere in una comunità si può dire che è una piaga della società dei consumi ( ma qui il discorso si fa lungo)  Magari si pensa che su internet o sui  manuali possiamo trovare tutto, non c’è più bisogno dei nonni, dell’esempio degli anziani. Ma certamente quello che non si trova assolutamente, quello che manca è la relazione con l’altro con la comunità, la capacità di intessere collegamenti tra esseri umani, di gestire confronti o conflitti, di scontrarsi o incontrarsi con gli altri membri del gruppo, insomma fare società.  In effetti le nuove generazioni non hanno più le istruzioni per l’uso per affrontare la vita, come faceva nonna Vincenzina con i suoi consigli alle nipoti

Spezzandosi il legame con gli anziani, viene meno il rispetto dell’età, viene meno anche il compito sociale della comunità, che una volta controllava la vita pubblica e privata di ogni suo  membro, ma era anche educante

La perdita del nostro patrimonio culturale, formato dall’insieme dei saperi, primo di tutto la lingua siciliana

Come scriveva Ignazio Buttitta  in una sua poesia la nostra lingua è come una chitarra che non si suona più, per questo è scordata, per questo  perde una corda al giorno, eppure tutti vennero a bere il latte da questa madre, la Sicilia, che ora ripudiano.

Cinzia sceglie di scrivere, di riportare parte dei discorsi della nonna  in siciliano, il libro, le sue storie sono infarcite di modi di dire, di interi discorsi della nonna e dei suoi familiari tutti in lingua siciliana. Ci sembra di sentirla, nonna Vincenza mentre racconta la sua vita alla nipote preferita mentre le recita le preghiere, o i proverbi, mentre le riporta vicende della famiglia così come sono accaduti, con lo stesso linguaggio dei protagonisti e naturalmente,  per ogni storia , a corredo ecco che la nonna rivela una o più ricette

A proposito di corredo, un vecchio proverbio recitava: “ Figghi ‘nfasci, i robbi ‘ne casci “ ( figlie in fasce,  roba nelle casse).

Questa era la principale preoccupazione delle nonne e delle madri, anche la bis-nonna di Cinzia si preoccupa di preparare la figlia al matrimonio “ ‘nzamai rimaneva schetta” cioè non sposata

“Il fidanzamento” di nonna Vincenza , interpretato dalla attrice Sabrina Tellico, ci ha permesso di entrare in punta di piedi nella vita della nonna, una storia che ci ha  restituito l’emozione di essere fanciulla ( da marito) con i primi turbamenti del fidanzamento, ma anche con le prime avvisaglie di quanto sarebbe successo sposando il giovane più bello, Silvio. La nonna  per i troppi tradimenti  ebbe il coraggio di lasciare il bel marito e di ritornare in Sicilia in piena guerra con tre figli piccoli e un altro in arrivo, con grande dignità patì la fame e lavorò duramente per riprendere in mano la propria vita .  Al fidanzamento sono associati i dolci con la liffia e il rosolio, di cui Cinzia scrive la ricetta, aggiungendo che nonna Vincenza non li preparò mai più

Nel libro vi sono capitoli che suscitano il sorriso, il gusto di farsi delle belle risate specie quando viene descritta la scena della suocera moribonda , che chiede di esaudire il desiderio di mangiare gli arancini preparati proprio da  nonna Vincenza

“Il miracolo degli arancini” è stato interpretato con grande maestria dalla attrice teatrale Cinzia Insinga. Sembrava di essere proiettati dentro la stanza della despota, che tiene con il fiato sospeso  figli, nuore, parenti vari e nipoti, quando con un filo di voce appena udibile chiede “ due arancini” .

C’era un tempo in cui il cibo era un importante simbolo dell’unione di una comunità, c’era un tempo in cui anche durante i funerali, non mancava chi si preoccupava di preparare da mangiare per i parenti più stretti: era un modo concreto di fare sentire la vicinanza a chi era in lutto, perché il cibo è consolatorio. Quando ho cominciato a leggere “Il pane fritto e altre storie” ero stata tratta in inganno da questo insolito titolo perchè sembrava una raccolta di ricette popolari come ha voluto scrivere lei stessa nel sottotitolo “antiche ricette popolari siciliane” ma subito dopo aggiunge “e racconti di nonna Vincenzina”. Allora ho iniziato a capire che la RICETTA era solo un pretesto per farci apprezzare meglio le storie che la nonna le raccontava, ammaliandola con le parole ma anche con i sapori e gli odori delle buone pietanze che via via preparava.

RICETTA , in senso metaforico, può essere anche un modo per affrontare i momenti difficili della vita.

il CIBO ha un posto di rilievo nella vita di tutti noi, anche se nella società di oggi tendiamo a non ricordarlo più e lo abbiamo quasi annoverato tra le “malattie”

( il cibo fa male, fa ingrassare, fa alzare la pressione) facendoci perdere il gusto della convivialità, del condividere qualcosa che abbiamo preparato noi stessi con gioia

Se scorriamo l’indice del libro, possiamo  ritornare alla prima “ impressione” che mi ha suscitato il titolo: ogni  capitolo oltre al titolo del racconto porta il nome di una ricetta! Possiamo leggerlo e sfogliarlo come un libro di ricette.

E’ bello tramandarsi le ricette di famiglia, scambiarsele o ricordarle, soprattutto è bello incontrarsi per elaborarle insieme.

Il cibo è comunità, è famiglia,  come ad esempio la preparazione del pranzo domenicale descritto nel capitolo “La domenica mattina – il ragù”

Per noi siciliani il pranzo dei giorni di festa rimane uno dei momenti cruciali per la vita familiare: mangiare insieme è come fare la comunione, forma la comunità , aggrega i membri del gruppo

Il cibo, celebrato da Cinzia Caminiti, è quello che nasce dal lavoro umile della campagna, che cambia con il susseguirsi delle stagioni: primavera, estate, autunno e poi finalmente il Natale ( la festa della famiglia per eccellenza)  con il freddo gli odori e i sapori si mescolano con i canti della novena, con i colori del presepe.

Ogni cibo scandisce le stagioni dell’anno e della nostra vita, come ha scandito la vita di nonna Vincenzina, che dal  giorno della presentazione è diventata anche la nostra nonna, da quella sera “ Il pane fritto”  non è  solo un titolo di un libro, il suo odore e il sapore di cose buone di un tempo non molto lontano, sono diventati anche nostri compagni di viaggio, che possiamo rievocare ogni volta che prepareremo una ricetta della nonna o semplicemente il pane fritto