Milano Vertigo, di Oscar Logoteta, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

È il primo giallo di Oscar Logoteta che leggo e che ha come protagonista il commissario Renato Negri alla sua terza indagine collocata storicamente nel 1979 e ambientata tra Milano, Boccadasse e la riviera ligure di Levante.

È un commissario un po’ sui generis, che ha due bravissimi collaboratori, Palamara e Coviello, il primo calabrese e il secondo napoletano, un gruppo di amici che si ritrovano al bar da Nino, la sua mamma che lui chiama “mameta” e suo fratello Aldo, medico. Ed è proprio la mamma che lo spinge a indagare su una morte sospetta, all’apparenza un suicidio, di un uomo; lentamente il commissario capirà il perché di quella strana richiesta materna e arriverà a ricomporre il puzzle.

Molto simpatica l’ironia con cui l’autore descrive le varie situazioni e molto ben caratterizzati alcuni dei co-protagonisti nonché alcuni oggetti tipici dell’epoca a cominciare dalla 127 verde con cui si muovono Negri e Palamara. Pertinenti i riferimenti storici sparsi lungo la narrazione e alquanto inatteso e particolare il capitolo finale intitolato “Ar-Men”.