un buon esempio, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/01/21/a-good-example/

Abbiamo tutti bisogno di “modelli”, di “maestri” che ci ispirino nelle scelte, che smuovano nel profondo quel malessere ingurgitato spesso controvoglia affinché diventiamo capaci di trasformarlo in azione positiva, costruttiva, significativa ed efficace. Insomma, abbiamo bisogno di “buoni maestri” e non di improvvisatori che seguano le logiche del mercato e del consumo, che svendano le umane possibilità al prezzo del loro potere e della loro visibilità.
Abbiamo bisogno di “buoni esempi”, esempi positivi che ci sveglino dal torpore del no-sense e invitino a dare significato a ogni istante della vita che passa, la propria vita e la vita altrui insieme, poiché nessuno può immaginare la propria libertà senza immaginare anche quella dell’altro.
Abbiamo bisogno di “modelli” che non influenzino il nostro pensiero verso un prodotto da acquistare e gettare via dopo un breve consumo, ma ci mostrino come sia possibile costruire il bello e il vero senza che qualcuno debba pagarne le conseguenze a vantaggio dell’altro.
In ogni epoca, in ogni tempo, ci sono stati maestri, il più delle volte non urlatori ma maestri silenziosi ed efficaci che nella testimonianza hanno espresso la propria vitalità attiva e fattiva senza urla, proclami, senza perdere il tempo prezioso della vita ma impiegandolo per un’idea, una possibilità, una scelta condivisibile. Anche oggi esistono questi maestri, silenziosi e costruttivi, purtroppo sempre meno seguiti e ascoltati, poiché anche quello di “influencer” (così si chiamano oggi, ma non è lo stesso tipo di influenza) è diventato un mestiere, un modo per fare soldi a scapito dell’intelligenza altrui e a proprio tornaconto, solo raramente a favore delle comunità.
Difatti, l’influencer è un’altra cosa, eppure, sembra un mestiere facile cui molti, dai più giovani ai meno anziani, tendono.
Oggi, non parliamo più di buoni maestri e modelli, ma di influencer, infatti, persone che “influenzino” le scelte e che, nel farlo, ci guadagnino, spesso anche tanto.
L’influencer è un venditore di fumo, uno che facendosi forte della propria immagine, attrae e irretisce le attenzioni facendo credere tutto e il contrario di tutto e, soprattutto, illudendo che tutti si possa raggiungere una tale notorietà. Perché questo conta, la notorietà, l’essere improvvisamente visibili e famosi, ricchi e piacenti, non importa a costo di che cosa, non importa se il rischio è la perdita della propria identità e umanità, ciò che conta è il benestare individuale. Gli stessi influencer sono influenzati dai prodotti che reclamizzano, ma quanto di vero, di ponderato, di significativo ed efficae al di fuori delle logiche del mercato c’è in questi venditori di prodotti e i sogni mal diretti?
Essere un buon maestro non è più significativo, i perseveranti, come sempre, lo fanno a loro rischio, ma la loro azione diventa ogni giorno più complessa, ma proprio per questo irrinunciabile.
Oggi, molti ragazzi e non solo vogliono diventare influencer, venditori di prodotti senza idee, di visibilità a basso rischio, di impegno senza responsabilità in onore del dio quattrino… o nella speranza di ottenerne il privilegio. Quanti si domandano per che cosa stanno svendendo e impiegando il loro destino?
Proprio questo è il punto, influencer “per cosa” non “di cosa”. È il frutto, temo, dell’eccessiva dispersione di senso e significato che demoralizza la nostra vita, le nostre attese, le speranze, e soprattutto quelle dei giovani. Tutto subito è più facile. Ma se le cose si può provare (senza garanzia di successo) ad averle, possederle e sprecarle, l’umanità no. Chi pensa più all’umanità? Quei pochi modelli, maestri, “antichi influencer” (non per età, ma per modalità) che cercano ancora qualcosa in cui credere e che lo fanno attivamente sporcandosi le mani nell’edificazione di scelte degne, hanno un percorso sempre più complesso, ma spero non riniuncino mai.
Un buon “influencer” (moderno o antico che sia) non è uno che ci guadagna dal proprio operato coerente e onesto e dignitoso, ma uno che sa rendersi responsabile del proprio percorso e che si assume la responsabilità della sua idea quanto delle persone che potrebbero riceverne il lascito.
Nella società del tutto si deve ottenere facilmente, molti sono gli esclusi, tanti gli illusi, pochi restano quei buoni maestri che, perseverando, non rinunciano a dare un senso alla propria esistenza segnando solchi e rotte percorribili affinché ciascuno possa dignitosamente raggiungere la propria dignitosa destinazione. È a questi che dobbiamo affidarci, questi quelli in cui riporre le speranze.