i quarantanove racconti, di Ernest Hemingway, recensione di Loredana De Vita

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“I quarantanove racconti” (Mondadori, 2016) è una raccolta di racconti scritti dalla mano esperta di Ernest Hemingway e pubblicata per la prima volta nel 1938 con Prefazione dello stesso autore che, dopo aver espresso le sue personali preferenze sui racconti, si augura che ai lettori possa piacerne almeno qualcuno.
Credo che già questa sia una scelta di responsabilità e consapevolezza (oltre che di umiltà) per uno scrittore che ha scelto sempre la via diretta non solo nello stile e nella narrazione, ma anche nella rappresentazione della vita comune quanto di quella avventurosa che così spesso è stata suo bagaglio personale.
I temi dei racconto sono variegati -i safari, la boxe, la gente comune quanto quella più aristocratica- ma quello che davvero è il tema dell’opera è la vita, perché la vita non ha mai una sola rappresentazione né una sola chiave di lettura, ma si offre a chi la vive in maniera nitida ed inequivocabile tanto che il lettore (che può gradire o meno tutti i racconti, una parte di essi o ciascuno di essi) è trascinato a farne parte come fosse la propria… forse è proprio questo che rende ogni narrazione in qualche modo “insopportabile”.
Hemigway evidenzia la realtà dura e cruda, anche dietro i racconti di avventura edulcorati dalla presunzione di ricchezza e superiorità. La vita che narra è sempre come un filo sospeso nel tempo tra ciò che è reale e ciò che non lo è, un ponte tra la vita e la morte che tutti dobbiamo percorrere anche se non lo si vuole.
La prosa di Hemigway è onesta. Non si perde in descrizioni eccessive né abbonda di aggettivi nella caratterizzazione dei personaggi. Questo stile attanaglia il lettore, lo inchioda alla narrazione anche quando essa è fuori dai sui apprezzamenti.
Credo questa sia una dote immensa di questo scrittore sempre pronto ad osservare, scrutare, conoscere con lo sguardo che mette insieme realtà ed emozioni, verità e mistero umano, corpo e anima.
“I quarantanove racconti” (Mondadori, 2016) di Ernest Hemingway non sono una lettura “piacevole” nel senso comune, ma lo sono certamente per chi desideri essere consapevole di ciò che si nasconde dietro le apparenze e ami mettere in gioco sé stesso.