un lamento nella terra, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/04/26/a-moan-in-the-earth/

C’è un lamento nella terra che nessuno sembra voler ascoltare. Tutti sanno della sua esistenza e ne sono consapevoli, ma pochi si prodigano affinché quel lamento cessi e smetta di segnare il peggio della nostra umanità mancata.
È il lamento delle ingiustizie, degli sfruttamenti, degli oppressi.
Un lamento reso silmile a pietra, potente e immutabile, eppure così fragile nella sua essenza calcarea.
È il lamento degli infelici e dei sofferenti che implorano una pausa dalla tragedia che li travolge come onda impetuosa di oceano sordo e cieco se non al suo clamore e all’immagine di sé.
È il lamento della solitudine di chi, pur urlando, non è mai ascoltato, poiché maschere di ferro ricoprono i volti di quelli che restano a guardare e impediscono l’udito agli stessi mascherati che odono solo la propria voce.
In questo periodo, il mio quotidiano non è mai semplice. Mi alzo molto presto, dopo aver dormito poco e male per il dolore, sperando in un sollievo che non arriva, mi accorgo, infatti, che anche stare in piedi non è facile. Non mi lamento, aspetto.
Aspetto che si plachi almeno un poco, aspetto che le medicine facciano effetto, aspetto che il coraggio della mia pazienza e intraprendenza mi distolga dal dolore che è parte di me e che dissolvo nella cura di tutto ciò che è importante… gli affetti, la scrittura, lo studio, la lettura, l’ascolto, tutto in ordine misto.
Così, mi sforzo di fare colazione (una dolce tisana alla camomilla e una tazzina di buon caffè amaro) assaporandone il gusto mentre leggo online giornali italiani e stranieri per cercare una visione complessiva sulla Storia e le storie che ci circondano e nelle quali siamo immersi senza poter restare indifferenti.
Così, sempre di più, percepisco che non è facile per nessuno, in nessuna parte del mondo. Il mio lamento, mai pronunciato ad alta voce, allora, tace anche dentro di me, poiché se lamentarsi è lecito, di più lo è ascoltare il lamento dell’altro e comprenderne la forma.
Nessuno, in verità, è esente dal dolore e nessun dolore può soverchiare il dolore di un altro, neanche il proprio.
Eppure, ogni dolore, unito al dolore dell’altro, può trasformarsi in energia e non abbattimento, in sostegno e non allontanamento.
Ogni dolore è uguale, ma ogni dolore insieme al dolore dell’altro può assumere un significato e un valore diverso, più ampio e universale. Dove ogni uomo soffre, ogni uomo non può tacere.
Ogni dolore può essere forza e pazienza nella resistenza; ogni dolore accomuna non separa; ogni dolore è la forma di ciascuna anima che offre il suo sostegno e il “potere” del proprio coraggio affinché ciascuno possa contare sulla spalla dell’altro per trovare un sostegno e riuscire a procedere lungo il proprio impervio cammino.

«Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te».

John Donne