la tenuta dei melograni, di Vincenza D’Esculapio, recensione di Loredana De Vita

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Il nuovo romanzo di Vincenza D’Esculapio, La tenuta dei melograni (Homo Scrivens, 2022), narra in due atti la storia avvincente di due donne, Brigida e Ginevra (sua madre) che, nella sofferenza e nell’inquietudine della propria storia personale, sapranno dare non solo un significato alla propria esistenza individuale, ma anche a quella di coloro che le affiancano, attraversano o semplicemente sfiorano la loro vita.
È un dialogo tra madre e figlia che si dischiude attraverso i diari della madre che per Brigida diventano non solo memoria, ma risorsa per trovare la forza e il coraggio di vivere la propria storia.
È una storia che, proprio come il melograno del titolo, racchiude un succo dolcissimo nonostante l’apparente durezza e asperità del frutto. Sembra quasi che l’autrice voglia suggerire di non arrendersi, di non smettere di operare affinché il bene prevalga, anche a costo del sacrificio personale.
È proprio quello che farà Ginevra, la madre, quando con suo marito Ruggero, uomo colto e intelligente e di casato nobile, sarà costretta a separarsi da Brigida per aiutare l’altro figlio, Tancredi.
Una separazione dolorosissima, resa ancora più dura dal sapore definitivo che può dare il mare che travolge e trascina.
Eppure, proprio grazie al coraggio della madre, Brigida potrà costruire per sé stessa un’esistenza di resistenza e perseveranza compiendo scelte atroci che, però, le consentiranno di dare valore alla sua vita e alla vita della sua creatura. Due atti e due scelte, quindi, quella di Ginevra prima e di Brigida in seguito. Due atti per raccontare vite che si abbracciano e continuano nel silenzio senza arrendersi, come spesso accade alle donne sole e isolate. Di rilievo la descrizione storica della nascita della Legione delle Pie Sorelle, antesignana di qualsiasi tentativo da parte delle donne di avere un ruolo pregnante nella società in cui vivono e che vogliono contribuire a modificare.
Il romanzo, ambientato tra la Sicilia (Palermo, poi Catania, poi Modica) e Napoli, si presenta con la struttura di un romanzo storico in cui eventi storici (gli eventi del 1848 con la fondazione della Legione delle Pie Sorelle), personaggi reali (la principessa di Butera, la poetessa Giuseppina Turrisi, intellettuali come Rosina Muzio Salvo), personaggi fittizi, incrociano le proprie vite a dimostrare che la storia è fatta dai più e che ha mille sfaccettature possibili.
L’abilità dell’autrice e la competenza storica sono molto efficaci ed evidenti, sebbene una scrittrice (o uno scrittore) difficilmente amino di essere chiusi in un genere letterario o l’altro.
A parte la ricostruzione storica, è interessante la narrazione “verosimile” di una storia possibile e di grande valore simbolico.
Un romanzo da assaporare e gustare e riflettere.