La curiosa vicenda dei gemelli Bonino, di Renzo Bistolfi, TEA 2021, recensione di Daniela Domenici

Questo splendido romanzo di Renzo Bistolfi si differenzia dagli altri che ho letto e recensito per vari motivi. In primis perché è drammatico mentre i precedenti sono deliziosamente ironici e leggeri con una punta di giallo; anche lo stile ne risente perché in questi ultimi è più veloce, con dialoghi scoppiettanti, mentre ne “La curiosa vicenda dei gemelli Bonino”  l’andamento è lento, con molte più descrizioni, minuziose e dettagliate, sia dei paesaggi e del tempo atmosferico che dei pensieri dei protagonisti, soprattutto dei due gemelli, Paolo e Pietro, ma anche della loro madre e, soprattutto, di Maria, la governante un po’ dea ex machina di tutta la vicenda.

Anche questo romanzo si svolge a Sestri Ponente nel 1950 ma non ha la stessa importanza dei romanzi precedenti, è solo un setting, insieme a Lerma, dove i gemelli hanno la casa in campagna, per ricostruire le loro storie, dopo sei anni di distacco, con un finale assolutamente a sorpresa, un perfetto “coup de theatre” inaspettato.

Complimenti vivissimi all’autore per la perfetta analisi psicologica della “gemellitudine” (termine coniato da chi scrive) che lega Pietro e Paolo, due gemelli monovulari, tra affettuosi ricordi e amari rimpianti, tra confessioni dolorose e scontri drammatici: sembra quasi che l’abbia vissuta sulla sua pelle.