Le sigarette del manager, di Bruno Morchio, Garzanti 2019, recensione di Daniela Domenici

Ancora uno splendido giallo di Bruno Morchio, straordinario scrittore genovese, che ha per protagonista il detective Bacci Pagano e che è stato letto in un soffio.

Questa volta Pagano viene incaricato dalla moglie di Oreste Mari, un manager nel campo informatico, di ritrovare suo marito scomparso da sei mesi; come sempre il nostro amatissimo detective riuscirà, grazie al suo fiuto, alla sua coraggiosa caparbietà, alle domande che rivolge a chi è stato a contatto, per lavoro o amicizia, con Oreste e all’aiuto costruttivo di varie persone, tra le quali il fidanzato della figlia Aglaja e l’ex capo della Omicidi in pensione, suo caro amico, a risolvere l’enigma di questa sparizione con un perfetto colpo di scena finale assolutamente inatteso.

Bacci vivrà anche una bella storia d’amore con Giulia e dedicherà le sue appassionate descrizioni geografiche alla val Polcevera “otto mesi dopo il crollo del ponte Morandi il detective dei carruggi ripercorre avanti e indietro la valle del Polcevera e ne osserva le ferite, la bellezza e i gusci fossili di un illustre passato che non c’è più”.

L’autore, in questo libro “dà voce a uno dei luoghi più tormentati della sua terra, a una generazione ferita ma orgogliosa che non si rassegna a guardare indietro e non si abbandona alla nostalgia…”: complimenti di vero cuore, ancora una volta, a Morchio per averci regalato un’altra appassionante avventura con il suo inimitabile Bacci Pagano.