malinconia, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/08/17/melancholy-2/

In questi giorni mi accorgo di quanto sia impossibile non essere circondati da un velo di malinconia, ma non è un male, la malinconia non è un male.
Malinconia e tristezza, infatti, non sono la stessa cosa. La tristezza porta in sé la sensazione dell’inevitabile, la malinconia è la ricerca di una soluzione all’inevitabile.
La malinconia, pur mostrandosi con segni fisici di stanchezza e disorientamento, accende nella mente la possibilità di incontrare il profondo dell’anima. Pone domande, la malinconia, e chiede di entrare dentro sé stessi per trovare le risposte all’insoddisfazione, al senso di svuotamento, alla solitudine interiore che si provano in una condizione di malinconia.
“La malinconia è il desiderio di avere desideri” fa dire Lev Tolstoj ad Anna Karenina nell’omonimo romanzo; essa è, cioè, uno stato dell’anima in cui il cuore inappagato non si rassegna, ma cerca non solo i motivi della propria insoddisfazione, quanto, di più, il desiderio reale che lo appagherebbe.
La malinconia, quindi, non esprime una condizione di stasi definitiva, ma la ricerca di uno slancio che dia ancora significato alla propria vita.
Per quanto non sia piacevole poiché disorienta e confonde, la malinconia è, quindi, una condizione di indagine interiore che, se da una parte rivela la mancanza di qualcosa, dall’altra cerca una rotta e una destinazione a quel desiderio profondo del cuore che non è mai effimero (se lo fosse provocherebbe nuova insoddisfazione), ma essenziale.
Un cuore malinconico non è un cuore che ha perso il suo battito, ma uno che ne ha perso il motivo e desidera ritrovarlo.