sulla riva del mare, di Abdulrazak Gurnah, recensione di Loredana De Vita

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“Sulla riva del mare” (La nave di Teseo, 2021) di Abdulrazak Gurnah è un romanzo accattivante, non semplice ma complesso come complessa può essere la vita di persone che rischiano tutto di sé per ricominciare a vivere e ritrovarsi.
L’intero romanzo è accompagnato dal racconto della migrazione, della lotta per la sopravvivenza, della ricerca di una condizione di vita in cui si possa ritrovare l’essenza dell’essere umani. Non mancano descrizioni accurate e crude della vita nei centri di accoglienza, la discriminazione anche tra discriminati, il peso del colore della pelle, la finzione di ignoranza come se per essere rifugiati si debba esserlo per forza.
Ogni istante si percepisce il peso del dolore della distanza, della solitudine, del rischio, del pericolo, della derisione, della memoria che sembra non essere consentita quasi che un migrante potesse e dovesse smettere di essere sé stesso e di avere un nome, una provenienza, una storia precedente allo stato di emarginazione prodotto dalla migrazione.
Tutto questo è narrato e visibile nel romanzo di Gurnah, ma c’è qualcosa di più profondo che lentamente si ricompone nel romanzo e che non riguarda la storia di migrazione e le sue sofferenze, ma il pregresso, il ricongiungimento tra persone che si erano perse, che non riuscivano più a riconoscersi e impossibilitate a ritrovarsi per le incomprensioni di storie personali parallele e devastanti.
Così, il sessantacinquenne Saleh Omar, richiedente asilo in Inghilterra, assume il nome di Rajab Shaaban Mahmud, suo parente ma anche acerrimo nemico; così egli finge di non capire una parola di inglese e di essere “senza arte né parte” poiché questo ci si aspetta dagli immigrati; così, per ironia della sorte, proprio fingendo di essere chi non è, sarà chiamato a rispondere di sé stesso e a fare i conti con la verità.
Saleh Omar, infatti, incontrerà proprio il figlio dell’uomo di cui ha preso il nome, Latif Mahmud, che, tagliati i ponti con la sua famiglia di origine, ha chiesto in precedenza asilo in Inghilterra dove è diventato docente di letteratura inglese e interprete. Anche Latif ha cambiato il suo nome per essere conosciuto come “nuovo”, per sciogliere i legami con un padre e una famiglia di cui non era fiero.
I due uomini si incontreranno e sarà inevitabile narrare da una parte e ricostruire dall’altra la verità di una storia sospesa.
Riusciranno a ricominciare a vivere? Dipenderà solo dalla capacità personale di ciascuno separatamente e insieme di “fare pace” con la propria storia e accogliere quella dell’altro.
“Sulla riva del mare” (La nave di Teseo, 2021) di Abdulrazak Gurnah è una storia di riconciliazione e di perdono, ma solo nella possibilità che ciascuno dei due protagonisti sia in grado di perdonare anche sé stesso. Una storia lenta e articolata, ma profondamente umana e poetica.

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