la violenza, di Marise Ferro, a cura di Francesca Sensini, Elliot edizioni 2022, recensione di Daniela Domenici

Che splendida scoperta! Grazie a Francesca Sensini ho conosciuto una straordinaria scrittrice, Marise Ferro, nata nel 1905 e morta nel 1991, che è stata anche prolifica traduttrice e giornalista oltre che moglie di due celebri scrittori, Piovene e Bo, eppure non conosciuta come meriterebbe.

Nella sua lunga, ricca e dettagliata introduzione Sensini racconta come abbia deciso di seguire le tracce di Ferro da Ventimiglia, la sua città natale che le ha dedicato una via, fino a Urbino, dove c’è un archivio a lei intitolato, e di come questa ricerca l’abbia portata a scoprire e a mettere in luce il talento di Ferro scrittrice.

Al centro dei suoi interessi c’è sempre stata la condizione femminile, la riflessione sull’amore e la sessualità e il tema della violenza all’interno dei rapporti familiari e affettivi e “La violenza”, pubblicato nel 1967 da Mondadori e ora riproposto da Eliot a cura di Sensini, è uno straordinario affresco di quest’ultimo tema.

E’ un romanzo appassionante, doloroso, commovente, che si legge in un soffio grazie, in primis, allo stile narrativo dell’autrice, denso di sinestesie, di colori e suoni, permeato da silenzi che pesano più delle parole, in una parola: superlativo. In particolare è straordinaria l’attenzione che Ferro pone ai dettagli ambientali, li descrive con così tanta appassionata empatia che diventano dei coprotagonisti.

Al centro della storia ci sono tre donne, Antonia, una ragazza ventenne, e Marina e Augusta, che vivono nell’estremo ponente ligure negli anni ’60 e che sono legate da un fil rouge, Piero, il padre di Antonia, “un uomo ricco, bello e prevaricatore” attorno al quale orbitano, in modi e per motivi diversi “una storia e una riflessione aspra, eppure necessaria, sulla violenza intrinseca ai legami più intimi – genitoriali, filiali, amorosi – ancora oggi fortemente idealizzati”.

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