la passione di Cristo, di Giorgio Perilli, recensione di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2023/01/18/giorgio-perilli-la-passione-di-cristo/

Il saggio di Giorgio Perilli “La Passione di Cristo” (Tangram ed. scien.) con la cura editoriale di Claudio Tugnoli, pur trattando un tema di elevata profondità teologica, lo fa con l’accuratezza della semplicità di chi vuole parlare non solo a degli specialisti, ma a chiunque desideri accostarsi a un tema tanto complesso e multisfaccettato a prescindere dal proprio credo. Direi che ci riesce bene.
La figura di Gesù, infatti, pur senza trascurarne la divinità, è affrontata nella dimensione umana del dolore, nella sua crudezza (spesso trascurata come forma di discrezione, probabilmente), nella sua capacità di perseguire un obiettivo che va oltre se stesso e di essere in funzione dell’altro e dell’amore universale.
Così, affrontando la narrazione filologica e storica (come comprovato dalle competenti ed eccelse citazioni che l’autore impiega per ampliare e approfondire il dialogo con il lettore) della vita di Gesù dall’arresto alla Resurrezione, il lettore si trova dinanzi un quadro in cui il dolore dell’altro diventa necessariamente responsabilità delle proprie scelte e invito alla ponderazione e al discernimento delle proprie azioni prima che queste siano compiute.
L’umanità di Gesù, messa in rilievo dalla sua breve vita nella relazione con ogni altro, è qui ben posta in evidenza nelle fasi salienti della sua sofferenza che trova motivo di esistere nella paziente sopportazione del proprio atroce ed innegabile dolore in nome del bene e della salvezza dell’altro.
Quanto attuale è questo messaggio! Quanto terribilmente rinnegato!
Non è difficile per il lettore, ritrovarsi, quindi, nel tradimento di Giuda quanto nella paura, l’indifferenza e il rinnegare degli apostoli o anche dei seguaci violenti e blasfemi che accompagnano Gesù lungo tutto il percorso fino al patibolo.
Eppure, la presenza della madre Maria, che rappresenta il dolore umano di una madre per un figlio che è uomo sebbene entrambi sappiano che c’è un oltre rispetto a quella condizione comprensibile da tutti, è altrettanto condivisibile.
C’è il disorientamento dello stesso Pilato, incapace di prendere una posizione dettata dalla coscienza dando a questa solo un breve spiraglio di luce presto ricoperto dal buio del consenso che diventa assenza. Assenza di cura, di amore, di lungimiranza, di onestà.
C’è la confusione della guardia che, per prima, dopo la morte di Gesù sente di poterne riconoscere la divinità in questo coinvolgendo tutti i curiosi, due volte infedeli: prima per aver rinnegato colui che avevano seguito e amato e, poi, per rinnegare la responsabilità della morte di Gesù semplicemente nascondendone la vergogna nel percuotersi il petto.
La Resurrezione indica un ritorno che solo chi è stato capace di entrare nel profondo di se stesso ricercando il messagio di verità può comprendere e diffondere.
Si parla del dolore concreto, di quello che l’arte e le iconografie tendono a nascondere, si tratta di un dolore umano di un uomo che ha saputo ergersi al di sopra della propria fragilità per amore e per obbedienza, un uomo capace di perdonare e di continuare ad amare gli innocenti senza abbandonare i colpevoli.
“La Passione di Cristo” (Tangram ed. scien.) di Giorgio Perilli è un libro da leggere con cura accogliendone i molteplici spunti di riflessione.

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