l’ospedale di San Martino e i suoi giganti di marmo, riflessione di Daniela Domenici nel giorno di San Martino

Sono stata ricoverata, un anno fa, al San Martino e nell’andare al padiglione dove mi hanno poi fatto l’intervento chirurgico mi hanno colpito alcune delle tante, gigantesche statue che ornano i viali e i giardini del nosocomio. Mi sono voluta documentare per sapere chi siano questi benefattori che hanno avuto l’onore di una statua, seduta o in piedi, e ho “incontrato” questo splendido saggio di Luciano Rosselli che ha come sottotitolo “4 itinerari per conoscere le 75 statue dei grandi benefattori”.

L’autore ha avuto l’infinita pazienza, dettata da una immensa passione, di censire ogni statua e di parlarci non solo dello scultore, quando non è anonimo, ha poi descritto le statue, una per una, con un linguaggio molto attento ai dettagli artistici, da vero intenditore, ha ricostruito il percorso che hanno fatto per arrivare nei viali dell’ospedale e ha brevemente accennato alla biografia di ogni benefattore. Ha anche descritto, in dettaglio, la nascita, all’inizio del ventesimo secolo, e il graduale ampliamento di questo immenso nosocomio.

Ogni capitolo di questo saggio, ogni statua, ogni schema sono seguiti dalla traduzione in inglese di Lucy Vaughan, un valore aggiunto che rende quest’opera fruibile e apprezzabile da un target più ampio di lettori e lettrici.

questo splendido resoconto di Luciano Rosselli che le esamina una per una; l’elemento che più mi ha colpito è che su 89 statue ce ne sono soltanto 2 dedicate a donne: Paola Maria Saluzzo, statua 13, e Faustina Pallavicini Lomellina, statua 36.

Ho voluto sapere qualcosa su queste due benefattrici ma, purtroppo, come immaginavo, non ho trovato alcuna notizia su di loro…

è inutile sottolineare che non c’è nessuna scultrice tra coloro che hanno creato queste mega statue…

la parità di genere non si sapeva cosa fosse neanche all’epoca…

ecco l’incipit di Luciano Rosselli, molto utile per conoscere qualcosa di queste statue

Alte più di tre metri, con un peso che sfiora le quattro tonnellate, grottescamente mutilate, eppure stranamente sopravissute a bombardamenti demolizioni e abbandono: sono le statue in marmo dei benefattori, un importante patrimonio storico artistico. Uomini e donne protagonisti di quella beneficenza che ha fatto la storia dell’assistenza ai poveri ed ai diseredati. Un patrimonio artistico che si può ammirare percorrendo i viali dell’ospedale San Martino, riportandoci indietro nel tempo, ben 75 statue di benefattori (quelle rimaste delle cento, o forse più, che ornavano le corsie dell’antico ospedale di Pammatone) che vanno dal 1590 ai primi anni del ‘900. Abbandonate, come venne abbandonato anche l’ospedale di Pammatone a inizio novecento, queste statue sono sopravissute con difficoltà ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e solo agli inizi degli anni ’60, alcune di loro furono portate e collocate lungo i viali dell’ospedale San Martino, quelle rimaste furono lasciate al loro destino fino alla demolizione di Pammatone negli anni ’70, quindi, trasportate anche loro a San Martino e nuovamente abbandonate fino ad una loro definitiva collocazione a fine secolo lungo i viali dell’ospedale. Sempre a San Martino, al primo piano del palazzo dell’Amministrazione, si trovano quattro grosse lapidi in marmo dove sono elencati i nominativi di tutti i benefattori ricordati sia con statua seduta, o in piedi, o a mezzo busto o con lapide.