il mio lavoro per Padre Pio, di Adele Libero

Dovete sapere che negli anni 70 ho lavorato al Servizio Estero del Banco di Napoli, occupandomi della tenuta dei libri firma delle banche estere corrispondenti, centinaia di libri che andavano tenuti con cura, aggiornati e sistemati per poter autenticare i documenti che ci pervenivano.
Un lavoro non leggero, che nel tempo era cresciuto in quanto quasi ogni giorno arrivavano disposizioni di pagamento in favore di Padre Pio, che con la sua fondazione era cliente della nostra filiale di San Giovanni Rotondo dove, come tutti ricorderanno, il nostro Santo aveva iniziato a fine anni 50 a realizzare l’ospedale dei suoi sogni, la Casa Sollievo della Sofferenza, che offriva cure ai più poveri e pertanto occorrevano i mezzi finanziari per terminarlo ed allargarlo.
Arrivavano spesso semplici letterine, contenenti monete o banconote oppure assegni di pochi dollari. Mi commuoveva tanto il fatto che dietro ogni busta, ogni assegno, c’era una persona piena di fede, che magari aveva invocato e attendeva una grazia e così mandava i suoi pochi risparmi.
E quando in Tv mostravano l’ospedale che cresceva di reparti e di posti letto mi sentivo orgogliosa del mio lavoro e ringraziavo e pregavo il Santo Padre per ciò che aveva realizzato, nonostante la Chiesa non avesse mai visto troppo di buon occhio il flusso di denaro che arrivava.
Vorrei che il prossimo Papa fosse come lui: fattivo ed entusiasta, ma anche severo. Quando andavano a confessarsi da Padre Pio i fedeli venivano spesso rimproverati per la poca fede o per aver troppo peccato. E Lui attendeva la vera conversione dello spirito. Ecco non faceva soltanto la carità, ma invitava gli animi ad elevarsi sempre nella preghiera a Dio.