i serpenti della Cornovaglia, recensione di Ella S. Bennett

Georgette Heyer – I serpenti della Cornovaglia * Le mie letture

((Titolo originale “Penhallow”, trad. Diana Fonticoli; originale pubblicato nel 1942; edizione digitale italiana da me letta Mondadori, 2022)

La lettura di questo romanzo ha rafforzato la mia opinione: i gialli di Georgette Heyer non sono all’altezza dei suoi romanzi storici. In particolare questo, che di giallo ha davvero molto poco.

A parte il fatto che l’omicidio avviene ben oltre la metà del libro, il lettore accompagna l’assassino nella sua opera, quindi sa fino dal primo momento come sono andate le cose e aspetta solo di vedere come finiranno le indagini della polizia.

La storia racconta di una famiglia numerosa che vive a Trevellin, una vasta dimora su cui comanda in modo arrogante e capriccioso l’anziano Adam Penhallow; nella casa abitano sua sorella (vedova), la sua seconda moglie (la prima è morta), diversi dei suoi figli legittimi e uno che non lo è e che ha la mansione di cameriere.

Tutte queste persone, e anche altre, hanno dei motivi per desiderare la morte del dispotico capo famiglia, che non perde occasione per mettere in ridicolo o per far infuriare questo o quella. La prepotenza di Adem Penhallow non si interrompe mai ed è rivolta a tutti, e il lettore (parlo per me, ovviamente) lo trova davvero insopportabile, tanto che vorrebbe farlo fuori lui stesso. Quando finalmente viene assassinato, però, le cose a Trevellin non migliorano, anzi. I rapporti fra i vari abitanti si fanno ancora più tesi e l’omicida, che aveva pensato di aiutare, oltra a se stesso, anche gli altri familiari, si rende conto che non è per niente così.

Le dinamiche fra i vari personaggi e i personaggi stessi sono dipinti in modo vivo dalla Heyer (di questo non c’era da dubitare, no?).

Quindi come romanzo funziona, come giallo – a mio parere – funziona meno.

Si sarebbe potuto lasciare il titolo originale, anche se il riferimento ai parenti serpenti è di sicuro calzante.

Per tutta la vita Adam Penhallow è stato un capofamiglia e un padrone duro, violento, spietato con i deboli. Ora il suo fisico possente, debilitato dai malanni, l’ha tradito, ma non per questo lui è diventato più mite o tollerante. Nella grande casa in Cornovaglia, circondata da un giardino sfavillante di fiori e da verdi pascoli, una folta schiera di parenti e domestici convive schiacciata sotto il tallone di ferro del vecchio tiranno costretto a letto, tra conflitti e gelosie che rendono Trevellin una prigione insopportabile a chiunque non abbia nervi saldi e scarsa sensibilità. L’habitat ideale per le più abiette pulsioni dell’animo umano. Nessuno stupore dunque se Penhallow non arriverà a festeggiare il compleanno e il suo dottore si rifiuterà di firmare il certificato di morte. Perché non a cause naturali sarà da attribuire la repentina dipartita, ma alla mano avvelenatrice di un assassino.