Passaggi – fenomenologia del trasloco – un giorno me ne andrò, di Silvana Sonno, edizioni Era Nuova 2026, recensione di Daniela Domenici

Ho avuto il grande piacere di leggere e recensire, negli anni scorsi, molte delle opere di Sivana Sonno, straordinaria scrittrice umbra,
https://danielaedintorni.com/?s=silvana+sonno
che è tornata a “trovarmi” con questo suo libro più recente che ha un sottotitolo alquanto originale “fenomenologia del trasloco”; il trasloco quindi, secondo l’autrice, può essere indagato e studiato con una metodologia filosofica.
Sonno esamina i tanti traslochi che ha fatto nella sua vita, da Deruta a Torino e Perugia, e si sofferma ad analizzare cosa abbiano significato per lei in termini di cambiamento, di adattamento, di crescita; la sottoscritta ne ha fatti molti di più di Sonno nelle sue sei vite quindi si è trovata pienamente consonante, sulla sua stessa lunghezza d’onda.
Mi permetto di estrapolare alcuni paragrafi che mi sembrano assolutamente perfetti per spiegare questa sua visione del trasloco “Si può leggere infatti il trasloco anche come un rito di transizione, che apre a un compito di sviluppo, un’opportunità evolutiva per ri–definire il proprio posto nel mondo. Il vuoto fertile tra due stati dell’essere, quando il soggetto è in attesa tra quello che era e quello che sarà, e intanto vive l’apprensione per una dislocazione di identità. Ma si potrebbe leggere anche come un evento in cui si manifesta la libertà di ridefinirsi”.
E ancora “a consultare il dizionario Treccani si indichi il trasloco come un insieme di operazioni materiali con cui si compie un puro trasferimento da un luogo a un altro di oggetti d’uso e mobili. Come stringere in una definizione il movimento di una mente ed un cuore che trattengono moltitudini di esperienze emozioni sentimenti, da ricollocare, sistemare, elaborare da un luogo a un altro, in modo che non si perdano, non deflagrino, non ostacolino la nuova vita a cui si volge il destino di ciascuno-a? Abbandonato lo spazio dell’esperienza passata si continua a essere abitati dalla sua memoria e nella sua memoria continuerà a esistere quello che si era e che prenderà a trasformare il luogo d’arrivo, come ha modificato il luogo di partenza. E ugualmente i luoghi trasformano chi li vive e lasciano un’impronta che i vari passaggi non cancelleranno”.
Complimenti, ancora una volta, per lo stile narrativo sempre molto ricco e ricercato e per aver avuto il coraggio di raccontarsi, senza filtri, con estrema sincerità: grazie!
Concludo citando gli ultimi versi di una sua poesia che coglie, se ancora ce ne fosse bisogno, la vera essenza di un trasloco e che sottoscrivo in toto:
Traslocare la vita catturando
i passaggi più lievi, senza
lasciare scorie, pronta
a riscuotere – forse?– il guadagno
di uscire da tutti gli orizzonti
in piena e felice gratuità.