La scacchiera di ghiaccio, di Ida Ferrari, Golem edizioni 2024, recensione di Daniela Domenici

È tornata a “trovarmi”, dopo due anni, la scrittrice Ida Ferrari della quale avevo recensito “Paris noir” della stessa casa editrice
questa volta si è superata e posso definire questa sua nuova opera, che ho divorato in un soffio nonostante le sue 394 pagine, superlativamente splendida; Ferrari si merita questa definizione iperbolica per più di un motivo.
In primis per l’idea geniale che ne è alla base, che naturalmente non vi anticipo e che trasforma questo giallo in un straordinario, originalissimo fantasy con una visione globale, a 360 gradi; e infatti anche geograficamente la storia si svolge in varie parti del nostro pianeta: standing ovation!
Geniale l’idea di ambientarlo alla fine del 2019 e nei primi mesi del 2020 prima e durante la pandemia, elemento che rende la storia ancora più attuale e più vicina a chi legge che non può non commuoversi.
E complimenti, ancora una volta, per la magica caratterizzazione psicologica dei due protagonisti che così ho descritto nella mia precedente recensione “questa formidabile coppia di investigatori sui generis, Simona Fontana e Paolo Bosco, che hanno una perfetta affinità di vedute che li porta a lavorare in una sinergia che spesso non ha bisogno di parole”; impossibile non innamorarsi di Paolo e Simona, dei loro entourages familiari, dell’amato commissario Balestra, di Neo, lo straordinario tecnico informatico per il quale il deep web non ha segreti, e di tutte/i le/i tante/i coprotagoniste/i: bravissima!
Ed estrapolo ancora dalla mia precedente recensione perché vale anche per quest’opera “complimenti per lo stile narrativo semplicemente perfetto con un ritmo veloce che lascia in un’apnea emotiva fino alla fine e con una profonda conoscenza del linguaggio specifico dell’informatica”.