Riflessione che vorrei condividere con voi…di Daniela Domenici

Da “Nulla succede per caso” di  Robert H. Hopcke

“…gli eventi sincronistici risvegliano in noi la capacità di provare emozioni profonde e di esserne coscienti poiché è la qualità delle sensazioni che rende significative tali coincidenze.

Eppure nella nostra cultura le sensazioni vere sono temute probabilmente per lo stesso motivo per cui l’acausalità costituisce un problema per la maggior parte di noi. Dare loro spazio significa aprirsi all’esperienza allontanando il controllo che ognuno esercita su di sé. Bisogna concedersi di essere chi si è, non chi crediamo di essere o chi qualcuno ci ha detto che dovremmo essere. SENTIRE SIGNIFICA ESSERE VULNERABILI E LA VULNERABILITA’ E’ UN’ESPERIENZA UMILIANTE.

Non è solo il timore di perdere il controllo a rendere la vita emotiva una minaccia così forte per la mente razionale. Come l’acausalità le sensazioni mettono in crisi il presupposto secondo il quale siamo separati l’uno dall’altro ed esiste una netta divisione tra coppie esterno/oggettivo e interno/soggettivo. SE SIAMO APERTI ALLE SENSAZIONI PERCEPIREMO NON SOLTANTO LE NOSTRE MA ANCHE QUELLE DEGLI ALTRI. La natura delle sensazioni e la forza dell’empatia dimostra che tutti noi siamo, almeno in potenza, collegati attraverso l’esperienza del dolore, della felicità, del lutto, della soddisfazione, dell’orgoglio o della vergogna di un altro. Condividere delle sensazioni, un’esperienza che per molti di noi può rivelarsi gratificante e salutare, implica nel contempo la trasgressione di
alcuni valori culturali importanti, ad esempio l’autonomia, ’individualità e l’indipendenza…poiché le sensazioni sono spontanee, naturali e libere come una corrente d’acqua che non possiamo controllare o incanalare, nella nostra cultura ci vule molto coraggio per entrare di propria volontà in un flusso così inarrestabile, soprattutto quando le sensazioni sono profonde, forti e la corrente intorno a noi rapida e decisa…le sensazioni che proviamo sono la sorgente delle nostre storie e, nel contrempo, la forza che muove l’intreccio…”