Il cammello e la corda di Domenico Seminerio, recensione di Daniela Domenici

“…E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli…”: da questo celebre ammonimento di Gesù nei Vangeli Domenico Seminerio, professore di filosofia originario di
Caltagirone, trae spunto per intitolare così questa sua seconda opera, edita da Sellerio nel 2006, dopo “Senza re né regno” del 2004 e prima de “Il manoscritto di Shakespeare”, sempre per i tipi Sellerio, pubblicato nel 2008. Questo libro ci ha colpito in senso positivo per vari motivi che proveremo a elencare.
Innanzitutto per lo stile raffinato e particolare che mescola sapientemente l’utilizzo di strutture linguistiche tipiche della lingua siciliana con il verbo posto alla fine della frase, l’uso di una forma di un certo “stream of
consciousness”, il flusso del pensiero del protagonista, riportato nei termini e nei modi esatti con cui si immagina che si esprima con il perfetto inserimento, fatto con studiata noncuranza, di frasi latine di cui, talvolta, non viene fornita la traduzione; elemento quest’ultimo molto interessante perché stimola il riaffiorare di reminiscenze scolastiche o la curiosità di consultare un dizionario. Un elemento ce lo ha fatto collegare, per un attimo, al suo conterraneo Camilleri: hanno in comune l’inventare nuovi nomi per i luoghi geografici. Sempre in tema di strutture, ma stavolta non linguistiche, vorremmo sottolineare l’ottima idea di narrare di due storie in parallelo, molto distanti cronologicamente nel tempo ma unite dallo stesso luogo geografico, e di cui scopriremo, nel corso della vicenda, il nesso, il “link”, che le lega: l’autore riesce a seguire le due vicende senza mai farle intrecciare dedicando a ognuna di loro capitoli separati.

Annunci