Tre giorni senza conseguenze, di Barbara Beneforti, Tralerighe libri editore 2026, recensione di Daniela Domenici

Superlativamente splendido, struggente, vero, doloroso questo nuovo romanzo di Barbara Beneforti, scrittrice pistoiese, della quale ho già recensito tre opere, la più recente delle quali “Il tempo dell’incanto”
ha le stesse straordinarie protagoniste che così ho descritto nella mia precedente recensione “tre donne, Diana, Nora e Chira, che vivono in un piccolo paese di montagna, Poggio Lustro, sono ormai anziane ma da sempre amiche e provano a rievocare i ricordi di quarant’anni prima, gli anni Settanta, quando ognuna di loro, in modi e con ruoli diversi, ha partecipato agli anni cruciali che hanno portato al Sessantotto”.
A Poggio Lustro in questa nuova storia arriva una giovane, Alba, che ha avuto in eredità una casetta lassù, con il suo fidanzato Riccardo; Alba sta per laurearsi sul riscaldamento globale e il degrado degli ecosistemi montani. Dopo una tremenda tempesta che dura tre giorni e dopo una feroce litigata con Riccardo in seguito a un macabro ritrovamento che non vi anticipo e che sarà fondamentale per l’evoluzione della storia Alba decide di rimanere in paese e si fa aiutare dalle ”tre streghe”, come vengono definite Diana, Nora e Chira, per risolvere il mistero. Saranno le loro memorie, non solo orali ma scritte e fotografate, di alcune atrocità commesse sulle donne negli anni ‘70, compreso il massacro del Circeo, ad aiutare Alba, coadiuvata da altre due universitarie e amiche, a far luce su un fatto doloroso che riguarda due donne, il quartiere di San Nicolò a Firenze e Poggio Lustro: standing ovation!
Concludo estrapolando un paragrafo dalle ultime pagine che mi trova pienamente concorde e che spiega perché DOBBIAMO TUTTE/I FARE SEMPRE MEMORIA“…dovunque si trovi l’autoritarismo, dovunque ci siano l’esaltazione della guerra, il disprezzo delle minoranze, la discriminazione e la misoginia, la repressione del dissenso, l’odio per il diverso, per il debole, per la donna, lì per noi si annida il fascismo, lì per noi c’è il fascismo…” : grazie Barbara!