Si è fatto tutto il possibile, di Marco Venturino, recensione di Daniela Domenici

Premetto subito che questa mia recensione non sarà minimamente oggettiva ma assolutamente di parte perché adoro i libri di questo medico-scrittore da quando ho letto i suoi “Cosa sognano i pesci rossi” e “Le possibilità della notte”; anche questa sua opera si svolge, come le precedenti, nell’ambiente a lui così caro e familiare, l’ospedale ma, a differenza delle due precedenti, in “Si è fatto tutto il possibile”, edito da Mondadori, il protagonista non è un malato ma un medico, un “collega” dell’autore che è, nella vita reale, direttore di divisione di anestesia e terapia intensiva all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

E questo cambia molto la prospettiva della storia perché vediamo il mondo ospedaliero dal punto di vista di chi ci opera e non di chi ci si trova a transitare da malato per una qualunque patologia; infatti questa storia è molto più psicologica, utilizza molta più terminologia medica (e questo potrebbe fare la differenza tra i lettori) ma alla sottoscritta è piaciuta come le opere precedenti per la straordinaria analisi interiore del protagonista, il prof. Mario Valenti, che dal piedistallo su cui è vissuto fino a quel fatidico giorno in cui qualcosa è andata storta in sala operatoria, attraverso un’odissea interiore dolorosa e lucidamente descritta, scende tutti gli scalini verso un abisso che lo porterà a una scelta che non vogliamo anticiparvi.

Come dice la seconda di copertina “…con mano attenta e infallibile, con precisione quasi chirurgica, è il caso di dire, …disseziona la mente di un uomo che, per una tragica fatalità, si ritrova sguarnito al cospetto di un’esistenza che credeva di dominare e che invece gli presenta il conto…”: ancora una volta il dott. Venturino ci offre un impietoso ritratto dell’ambiente medico e del mondo ospedaliero in un romanzo ricco di pathos che irretisce e una galleria di ritratti umani minuziosamente descritti.

 

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