50…ben portati alle Murate di Firenze

Da un carcere a un ex carcere, da Sollicciano alle Murate, un valore simbolico importante per uno spettacolo straordinario: l’Orkestra Ristretta di Sollicciano, diretta da Massimo Altomare con la collaborazione musicale, sul palco, di Ettore Bonafé alle percussioni e al vibrafono e di Lorenzo Lapiccirella al basso elettrico ha dato vita a un bellissimo concerto ieri sera nel cortile dell’ex carcere fiorentino delle Murate.

Lo spettacolo è stato realizzato, nell’ambito del progetto di coordinamento delle attività culturali a favore della popolazione penitenziaria del NCP Sollicciano, da Arci in convenzione con il Comune di Firenze e anche grazie al sostegno di Regione Toscana e Provincia di Firenze.

L’Orkestra Ristretta, ideata e diretta da Massimo Altomare, è stata formata nel 2004 all’interno del carcere di Sollicciano ed è composta da un gruppo di detenuti, donne e uomini (ma ieri sera solo uomini), provenienti da varie parti del mondo, che hanno un qualche talento per la musica, il canto o la danza e che lavorano su un progetto musicale che ogni anno produce un nuovo spettacolo.

Quello di ieri sera, “50 ben portati”, era dedicato agli anni ‘50, in scaletta c’erano celebri musiche di Carosone, Modugno, Belafonte e altri, un momento molto interessante e innovativo della nostra musica popolare. Le sonorità italiane, mixate con quelle arabe, sudamericane ed esteuropee, si proponevano di offrire al pubblico “un esempio di intercultura partecipata e di globalizzazione virtuosa”, parole del direttore Altomare; cito a memoria alcuni titoli tra i tanti dei brani musicali interpretati: Caravan Petrol di Carosone, Malafemmena di Totò, Nel blu dipinto di blu di Modugno, Così celeste di Zucchero, splendidamente interpretata in italiano e in arabo, Angelo Negro di Fausto Leali e tanti altri ancora che il numeroso pubblico presente ha apprezzato e applaudito con calore.

Sono stati tutti bravissimi sia i due cantanti italiani, Mimmo e Ciro, che i tre musicisti, di cui uno anche formidabile cantante, di lingua araba di cui, perdonatemi, non ricordo il nome. C’è stata empatia, divertimento, commozione, tanta, stemperata dall’ironia affettuosa del “loro” amatissimo direttore Altomare, perché nel pubblico erano presenti, naturalmente, tanti parenti dei musicisti detenuti che hanno avuto quest’occasione per poterli incontrare senza sbarre e senza limiti di orario e commuoversi alle lacrime, come la nipotina di uno dei due cantanti che dopo aver abbracciato il nonno non è più riuscita a smettere di piangere e sorridere guardandolo sul palco facendo commuovere anche lui.

Potete immaginare la mia emozione e commozione: da ex volontaria in carcere e da autrice del libro “Voci dal carcere” mi sono sentita…a casa in mezzo a loro e ringrazio di vero cuore Massimo Altomare per quello che quotidianamente fa nelle varie carceri, menomale che esistono angeli come lui.

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