Opere teatrali di Daniele Lamuraglia, recensione di Daniela Domenici

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“Il teatro è quel luogo dove alcuni artisti hanno preparato una sorpresa per alcuni invitati. La sorpresa è come una fiaccola che viene accesa, mostrata e consegnata ad ogni invitato. Quando l’invitato tornerà nel mondo potrà spegnerla o tenerla accesa. La facoltà è sua adesso. …se la fiamma si dovesse spegnere per sbaglio,  o quando si è consumata per il troppo uso, si può tornare a teatro…”: questo incipit ci dà già un’idea di cosa sia questa raccolta di sette delle opere teatrali immaginate e scritte da Daniele Lamuraglia, scrittore e regista che è anche direttore artistico del Teatro del Legame a Firenze.

Daniele, che ho l’onore di conoscere personalmente, oltre che essere un artista eclettico, e questi suoi testi lo dimostrano con la varietà dei temi affrontati, è anche un profondo conoscitore della storia del teatro con la T maiuscola la qual cosa gli permette di giocare con i grandi drammaturghi e narratori del passato pur mantenendo nei loro confronti un assoluto, profondo rispetto come nel primo dei sette testi di questa silloge, “Shakespeare Messages System”, assolutamente originale e straordinario, una storia dei nostri giorni che ha le caratteristiche del racconto antico in cui due giovani, da nomi simbolici di Nick e Name, sono alla ricerca l’uno dell’altro e quindi della propria identità, entrano in una fase di crisi e grazie a un maestro avranno una trasformazione secondo il movimento classico della “metamorfosi”, riescono a riutilizzare la ricchezza verbale del linguaggio shakespeariano traendolo fuori dal contesto della sua epoca e rendendolo vitale e attuale.

Il secondo testo è “Elmo e Cenere” una storia simbolica, buffa, poetica e tragica, un mito moderno che riecheggia miti antichi” con le parole di Lamuraglia; Elmo e Cenere sono un fratello e una sorella che sono morti e hanno le loro tombe in un teatro abbandonato e che la notte si svegliano e hanno una vita più intensa dei vivi: di una poeticità commovente e di una visionarietà delicatissima.

“Le danze di Billy e Dijana” è la storia di Billy, un ragazzo Rom, che da bambino ballava la musica popolare davanti al container del campo nomadi dove viveva fino ad arrivare a danzare la raffinata musica classica sui palcoscenici di grandi teatri. In questo testo emergono i temi della perenne diversità di essere Rom, zingari nello spirito e nella quotidianità, tematica che Lamuraglia conosce in modo approfondito e su cui ha scritto “Cristo gitano” basato sui suoi contatti con una comunità Rom di Firenze.

E sempre pertinente a questo argomento è il quarto testo dal titolo emblematico di “Zingarità” in cui quattro attori vestono i panni di due coppie zingare presenti in due brani di letteratura russa: “Makar Ciudra” di Gorki e “Gli zingari” di Puskin. Con questo testo viene messa in scema la visione contraddittoria che abbiamo quasi tutti noi degli zingari per cercare poi d’indagare quanto ci sia di zingaresco nella nostra attuale civiltà partendo dal sentimento più importate della vita dell’uomo: l’amore.

Il quinto testo “Chisciotte, il lavoro mobilita l’uomo” già con il titolo che parafrasa ironicamente un celebre proverbio popolare e con il “don” che si è perso perché non si sentono più le campane a causa dei frastuoni del quotidiano ci dà la misura della straordinaria capacità di Lamuraglia di giocare, appunto, con il suo ragguardevole bagaglio culturale grazie alla sua infinita fantasia trasformando il Quixote di Cervantes in un moderno cavaliere, “con molte macchie e molta paura”, che si avventura alla ricerca del suo possibile Ideale che non è più Dulcinea, la Donna, ma il Lavoro.

Il sesto e il settimo testo sono due favole nel senso più bello e poetico del termine che rispecchiano l’anima fiabesca di Daniele; in “Il tempo di due donne” le protagoniste sono una nonna e una nipotina la quale inizia a raccontare una fiaba che è la storia della nonna che, diventata molto vecchia, invece di morire decide di tornare indietro ridiventando piccola mentre la bambina cresce fin quando, in un gioco di specchi, a metà strada si ritrovano a essere la stessa persona che vive lo stesso attimo: commovente.

“L’uomo col semaforo” mi ha lasciato col sorriso nel cuore e nell’anima: un omino arriva all’angolo di una strada di città e si costruisce il suo semaforo, apre un libro e aspetta; è la storia metropolitana, comica e poetica, che ruota intorno alla giornata di un personaggio puro e delicato, com’è Daniele Lamuraglia nella realtà, che sarà un “piccolo principe” dell’anima per ognuna delle persone che si fermeranno al suo semaforo di cartone.

Fermiamoci anche noi per qualche attimo al semaforo di Daniele Lamuraglia, ripartiremo con un sorriso e una goccia d’amore in più nel cuore.