Un leone nel cuore di Clara Spada, recensione di Bert D’Arragon

un leone nel cuore

“Un Leone nel cuore” di Clara Spada è il racconto autobiografico immaginario di una regina mai incoronata: Carolina da Brunswick, moglie di re Giorgio IV d’Inghilterra. Sarebbe fin troppo facile (e ingiurioso verso l’autrice e la protagonista!) classificare quelle pagine dense e affascinanti come un romanzo sulla condizione della donna – è piuttosto un affresco sulla condizione umana, un dipinto sulla psicologia del potere, dell’amore e dell’odio, ricco di dettagli storici ben documentati e capace di guardare la realtà da punti di vista inconsueti: “Tutte le principesse sono scatole vuote, ci penserà il futuro marito a riempirle, come meglio gli aggrada. O a lasciarle vuote, è più prudente. A mia sorella e a me non hanno impartito neppure insegnamenti religiosi, così da essere pronte ad accettare senza alcun scrupolo la religione dell’eventuale sposo… l’importante era privarci del nostro carattere e renderci docili… così il trapianto sarebbe stato più agevole, più sicuro. Per gli altri.”

L’Inghilterra nel tempo tra il famoso re Giorgio III (quello folle) e la regine Vittoria è poco conosciuta da noi, pochi sanno quale fine ha fatto il Prince Charming, Giorgio IV, che sposò sua cugina Carolina, senza prevedere che la parente tedesca non avrebbe agito secondo gli schemi di corte. “O bere o affogare. Leone di Braunschweig, svegliati, affilia gli artigli, si va in guerra, gridai. Però non immaginavo che sarebbe stata una guerra infinita senza vincitori. Ci abbiamo rimesso le penne, il caro George ed io. Ha voluto la guerra e io l’ho accontentato. Non è forse questo il compito di una brava moglie? Accontentare il marito.”

Da quel sfortunato matrimonio regale nasce un romanzo coinvolgente, triste, divertente. Una “Guerra dei Roses” in veste britannica tra otto e novecento: “Ancora adesso, dopo tanti anni, non capisco il finto perbenismo di questi inglesi. Sono tutti pieni di amanti, saltano da un letto all’altro però guai a parlarne, no sta bene, si scandalizzano subito” dice sconsolata Carolina, prima Principessa di Galles e poi regina, tanto noncurante dell’etichetta di corte che persino Wellington, indispettito dal moto popolare a favore della regina, ha augurato a tutti una moglie come lei. In quella “sua” terra la regina, colpita da quel che oggi si chiamerebbe mobbing, stalking e diffamazione, si sentiva soffocare: “Un altro po’ e, non potendomi uccidere apertamente, mi proibiscono anche di respirare. Così muoio per cause naturali.” Fuggendo in Italia ha avuto uno dei suoi periodi più belli – ed è proprio qui che due secoli dopo ha trovato una biografa d’eccezione, Clara Spada, che le ha reso giustizia con il suo romanzo affascinante con pagine intense e toccanti.

Il Maestrale, 2011, 368 p., brossura, 16 Euro

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