Fausta Spazzacampagna ci racconta la presentazione di “Solo briciole di pane”

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L’altro ieri sera alla BiblioteCanova  dell’Isolotto la nostra amica Daniela Domenici ha presentato il libro di Giuliano Fantechi intitolato “Solo briciole di pane – sul sentiero della guarigione e della malattia accompagnati da una fiaba”.
Non sono ancora riuscita a leggere tutto il libro ma ho “spilluzzicato” qua e là per mantenere viva l’emozione che questa presentazione mi ha dato.
Intanto debbo dire che – sapendo della malattia di Giuliano Fantechi – mi sarei aspettata una persona magra, un po’ pallida e seria, invece mi sono ritrovata davanti un signore non alto e “morbido” con una splendida carnagione rosea, capelli e barba cortissimi che cominciano a mostrare il bianco, occhi luminosi e un sorriso che metterebbe di buon umore chiunque.

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Dopo la prima, breve presentazione di Daniela che ha letto anche alcuni dei brani più significativi del libro, ha preso la parola lo stesso Giuliano.

Dal suo sguardo, dal suo modo di gestire, dalle sue parole trapela un vivo desiderio di far conoscere la sua esperienza per dare serenità a chi si è imbattuto nella malattia e non solo a loro….
Tutto questo lo fa attraverso il suo libro che prende spunto e si dipana attraverso una fiaba, la fiaba di Pollicino, seminando briciole per illuminare la strada quando, ad un certo momento della vita, si fa buio e ci si trova di fronte all’Orco, il tumore, la malattia.

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Le briciole di Giuliano sono capitoli brevissimi che iniziano tutti con una citazione e tutti contengono un germe di speranza, per conquistare la fiducia nella guarigione, la capacità di affrontare l’orco e le proprie paure e farle diventare motivo di autenticità,  per non scappare dalla sofferenza ma affrontarla e domarla.
Egli racconta il suo viaggio nella malattia attraverso l’ accettazione di sé, delle sue paure, di quanto cambiare lo sguardo su di sé rende più veri e più facili i rapporti con gli altri, abbandonando lo stress e i pensieri negativi.

Era presente un giovane della Costa d’Avorio, architetto, poeta, presidente di una ONLUS e persona simpaticissima: con lui è iniziato un bel confronto sul senso della morte e sullo sguardo nuovo su di essa. Poi, rimasti in pochi c’è stato un bello scambio di idee….l’argomento è molto interessante per tutti!
Ah….un particolare molto importante:l’autore ha indossato per tutto il tempo un cappello da giullare perché “desidero vivere la mia vita con fantasia, creatività e leggerezza. Desidero sentirmi guarito e vivere da guarito; sicuramente questa malattia è riuscita a cambiarmi interiormente. Non so cosa farò da grande, ma voglio vedermi vecchio, con una barba bianca e un cappello da giullare e alcuni libri di fiabe, attorniato da tanti bambini a raccontare favole, fiabe e storie”.
Un libro che dovremmo tutti leggere per vivere più leggeri…

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