C’eravamo troppo amati al teatro Lumière di Firenze, recensione di Daniela Domenici

c'eravamo troppo amati

Che spettacolo nello spettacolo vedere il teatro Lumière pieno fino all’ultima poltroncina, tutto esaurito, sold out come si direbbe in inglese, in tutte e due le sere: ne è giustamente orgoglioso il direttore artistico Marco Predieri che, ancora una volta, ha saputo scegliere gli artisti “giusti”: Michele La Ginestra e Michela Andreozzi, ormai di casa al teatro Lumière, sono tornati, questa volta insieme, con “C’eravamo troppo amati” di Pierre Palmade e Muriel Robin, tradotto e adattato dallo stesso La Ginestra e con la regia di Roberto Marafante.
“C’eravamo troppo amati” è, in estrema sintesi, la storia di un divorzio sui generis tra Matteo e Isabella dopo pochi anni di matrimonio, storia che poi si trasforma, nelle mani di Michele & Michela, in un fuoco d’artificio di battute che provocano risate ininterrotte e applausi convinti.
E’ straordinaria la loro perfetta empatia sul palcoscenico, la loro ormai nota mimica facciale e corporea sempre colorata e intrisa, e questa è la cifra distintiva, il loro valore aggiunto, da un’eleganza e da una correttezza dei dialoghi che, al giorno d’oggi, è alquanto rara; Michele & Michela non cercano l’applauso “facile” grazie a battute volgari spesso con doppi sensi ma giocano, con grazia e delicatezza, sugli equivoci e sono formidabili a evocare, senza che siano fisicamente presenti sul palcoscenico con loro, gli altri protagonisti della vicenda: la cameriera “condivisa” Maria, i rispettivi nuovi compagni, Cristina per lui e Filippo per lei e i genitori di lei.
Finale a sorpresa che non possiamo svelarvi ma solo dirvi che è…celestiale, paradisiaco e che ci lascia con un sorriso in più grazie anche al motivetto finale deliziosamente ballato e cantato da Michele & Michela che aspettiamo al teatro Lumière nella prossima stagione teatrale…
…il coniglietto brutto brutto…