Augusta: sacra e venerabile di Daniela Domenici

foto_augusta_1909_mg da www.grifasi-sicilia.

L’aggettivo “augusto” ha, tra i suoi tanti significati, quello di “sacro” e “venerabile”, due qualità che provocano un silenzio attonito: venerabile “da venerare” e “sacro” non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.
Questo incipit per parlare di Augusta, la città in provincia di Siracusa in cui ho trascorso 26 dei miei 30 anni “siciliani” (gli altri 4 li ho vissuti con infinito piacere e affetto a Regalbuto in provincia di Enna…).
Augusta, quindi, dovrebbe essere una città “sacra” e “da venerare” e invece mai come in quest’ultimo periodo ha davvero toccato il fondo.
Già ai tempi in cui vi ho soggiornato non c’era più alcun cinema aperto e funzionante mentre nel passato, ai tempi d’oro, mi dicono che ce ne fossero ben 3: l’Impero, il Kursaal e il La Ferla. Neanche un teatro in funzione ed è stato poi costruita, fuori città, quindi difficilmente raggiungibile se non si possiede un mezzo, la mega struttura di Cittàdellanotte, cinema e teatro e altro ancora.
Non c’è più il campo sportivo del glorioso Megara, completamente abbandonato da anni, né la piscina in cui si allenava la squadra della pallanuoto, anche quella svuotata e tristemente chiusa, né c’è mai stato un campo di atletica.
Questi alcune delle carenze che mi affiorano alla mente ma nell’ultimo mese Augusta ha dovuto incassare altre due umilianti sconfitte: l’arciprete della Chiesa Madre in piazza Duomo, di cui si parlava negativamente già quando vivevo là sia per il carattere autoritario e violento sia per la megalomania, grazie alla coraggiosa denuncia di una ragazza, è agli arresti domiciliari per violenza sessuale e così sono emersi anche altri episodi che lo riguardano nello stesso ambito.
E come se non bastasse la giunta comunale è stata sciolta, e quindi commissariata, e il sindaco naturalmente si è dimesso, per la prima volta nella sua storia, per “infiltrazione mafiosa”: che vergogna!
Augusta, la non-sacra e la non-venerabile, la città che ha finto di accettarmi per un quarto di secolo ma che, alle mie spalle (ma neanche tanto perché molte cose mi sono giunte all’orecchio…), ha ricamato col tipico “cuttigghiu”, passatempo delle “commari di un paesino”.
Ma nonostante questo, nonostante Augusta, amo profondamente la Sicilia e i siciliani, la sua meravigliosa lingua e il suo straordinario paesaggio, la sua cucina e i suoi colori e l’ho portata con me nel cuore, da cui “tracima” spesso, qui a Firenze.

Annunci