Non so dove ho sbagliato di Laura Del Lama, recensione di Daniela Domenici

non so dove ho sbagliato da libreriauniversitaria.

Ancora un’altra autrice italiana, per me sconosciuta fino a quel momento, che mi “chiama” dagli scaffali della mia biblioteca preferita ed è feeling immediato e travolgente.

Questa volta è stata una mia concittadina, Laura Del Lama, classe 1975, e il suo romanzo d’esordio “Non so dove ho sbagliato” pubblicato nel 2009 dalla Cult Editore di Firenze.

Prendo in prestito, perché mi trovano pienamente concorde,  le parole di un giallista fiorentino, Marco Vichi, che in quarta di copertina scrive “Laura Del Lama non gioca con le parole ma le usa per raccontarci delle storie. La sua scrittura è fresca, semplice, profonda, ironica, leggera, spietata. In questo romanzo d’esordio i miti della famiglia e dell’amor di mamma si prendono finalmente qualche liberatoria bastonata”: formidabile Vichi che ha saputo sintetizzare in poche parole la bellezza di questo libro che ho divorato in pochissimo tempo anche perché la scrittura di Laura oltre che essere esattamente come la definisce Vichi con aggettivi perfetti è anche, e qui entra in gioco la mia “anima” di correttrice di bozze ed editor, assolutamente esente dalle usuali “manchevolezze” quali punteggiatura, concordanze temporali e ripetizioni.

La formidabile protagonista di questa storia è Belinda, una quarantenne ingenua e un po’ goffa, che vive una vita tranquilla ma alquanto grigia con un marito e un figlio uguali nella loro prevedibile monotonia alla quale, proprio nel giorno del suo quarantesimo compleanno, accade un evento che riguarda suo zio Tonio e che stravolgerà completamente la sua routine; dalla seconda di copertina: “Non so dove ho sbagliato racconta delle piccole e grandi amarezze della quotidianità, di un’occasione per cambiare che può nascere in qualsiasi momento e rivoluzionare tutto. Ma che spesso viene ignorata, spenta, per la paura di perdere le poche certezze che già si hanno, per quanto misere possano essere”.

Non voglio dirvi altro se non che la storia è anche un po’ gialla, diciamo giallo-rosa, e che sarebbe perfetta per una sceneggiatura cinematografica, chissà che in questi anni non sia già stata trasposta, lo meriterebbe davvero.