Rope (Nodo alla gola) al teatro Lungobinario a Firenze, recensione di Daniela Domenici

rope

Ieri era spettacolo conclusivo del breve ma intenso cartellone della prima stagione teatrale del teatro Lungobinario, nei pressi della stazione Leopolda a Firenze, riportato alla luce, dopo anni di abbandono, dall’associazione culturale Jena Valentin e da Giovanni Russo, responsabile del Centro Culturale del Dopolavoro FS, con “molto coraggio e una buona dose d’incoscienza e di follia” come scrissi nel mio articolo un mese  e mezzo fa.

Era di scena “Rope – Nodo alla gola”, thriller noir ispirato al celebre film di Hitchcok del 1948 che lo scrisse dopo aver visto il dramma teatrale di Patrick Hamilton che, a sua volta, era stato colpito da un episodio avvenuto a Chicago nel 1924 nel quale due ricchi adolescenti avevano ucciso un ragazzino di 14 anni con la presunzione di voler compiere un delitto perfetto ma che furono scoperti pochi giorni dopo e condannati all’ergastolo dopo aver imbandito una cena sul baule in cui avevano nascosto il cadavere e da qui l’altro titolo dell’opera: cocktail per un cadavere.

Questa, in breve sintesi, la sinossi della storia che Roberto Cacini, protagonista e regista nonché componente degli Jena Valentin, ha scelto di portare on the stage dopo essersene innamorato e i motivi di questa scelta ce li spiega così: “ci sono varie tematiche importanti all’interno di questo testo, l’omosessualità dei due protagonisti, la condanna della upper class, i riferimenti alla seconda guerra mondiale da poco conclusa, la teoria di Nietzsche del superuomo da cui deriva, probabilmente, il titolo che è un riferimento a un suo aforisma che recita – l’uomo è una corda annodata tra l’animale e il superuomo tesa sopra un abisso – e infine un problema ancora presente, purtroppo, nella nostra società, quello di non dare più peso alle parole e al loro significato, soprattutto coloro che occupano cariche pubbliche che non sempre si assumono la responsabilità di quello che dicono o fanno”.

Per raccontarci tutto questo Roberto Cacini che impersona Rupert Cadell, colui che smaschererà e assicurerà alla giustizia i due assassini ma che rimarrà col dubbio di essere stato il loro involontario complice, si è avvalso di un numeroso cast di attori e attrici, tutti davvero formidabili iniziando dai due autori del delitto quasi perfetto, Eugenio Nocciolini – Brandon e Andrea Nucci – Philip; bravo Roberto Cacini – Rupert e bravi Aldo Innocenti nella parte del signor Kentley, padre di David, l’amico ucciso, e Fiamma Mariscotti in quella della signora Atwater, Lavinia Parissi nel ruolo della cameriera, signora Wilson, Edoardo Orlandi l’amico Kenneth e Chiara Burzio l’amica Janet. Filippo Pieroni, altro componente degli Jena Valentin, è…il cadavere che sta rinchiuso nella cassapanca per tutto il tempo del party.

Ottima l’idea scenografica di Samuele Batistoni di tante corde appese al soffitto a cui si appoggiano spesso i vari protagonisti, perfetti i costumi di Fiamma Mariscotti, le luci sono di Daniele Nocciolini e l’aiuto regista è Maria Elena Gattuso.

Grazie per questa mini rassegna teatrale e…a rivederci dopo l’estate col nuovo cartellone, vi aspettiamo.

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