A mia madre di Pasquale De Feo

a mia madre da lavalledeitempli.

Quella che segue è la parte finale di un lungo racconto che Pasquale De Feo, amico detenuto (è entrato a 20 e ora ne ha 50, ha trascorso più anni dentro che fuori…), condannato all’ergastolo, attualmente nel carcere di Siano Catanzaro, ha scritto per un concorso che, naturalmente, spera di vincere e che ci ha fatto avere con una lettera arrivata oggi.

E’ tutto stupendamente commovente ma è troppo lungo quindi ho pensato di regalarvene la parte finale che ritengo, tra l’altro, la più bella in assoluto.

“…credo che condividesse il piacere di fare del bene agli atri e ciò le allargava la dimensione del cuore con l’amore per il prossimo.

Con le sue azioni costruiva il mondo come desiderava che fosse e coltivava nel suo cuore, per questo motivo il suo sguardo era sempre sereno e libero da ogni nube che annunciava la pioggia.

La sua bontà riscaldava come il camino acceso durante l’inverno.

Quello che facciamo per noi stessi passa, quello che facciamo per gli altri rimane per sempre e lei non si è mai risparmiata nel dispensare la sua generosità.

Noi siamo i nostri demoni, i peggiori nemici di noi stessi; ci vuole molto coraggio per non essere ciò che gli altri vogliono che noi siamo e spesso l’opinione corrente ammalia la nostra vanità come un acido che corrode l’animo.

Ho spezzato le ali del mio destino. Oggi vivo in tre mondi diversi; quello dei sogni, quello dell’esperienza quotidiana del carcere e quello dei ricordi, un passato in cui mi rifugio.

La cultura ti dà la possibilità di scegliere nella vita, l’ignoranza ti rende schiavo.

I cinquant’anni sono l’età della consapevolezza e della bellezza interiore. Ho avuto la più bella Mamma che potessi desiderare e lei vivrà fino a quando il suo sangue scorrerà nel nostro; le madri reggono l’eternità.

Ciò che ci appartiene non si potrà mai perdere.”

Catanzaro, aprile 2013

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