Il mondo delle cose senza nome di Daniela Rossi, recensione di Daniela Domenici

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Un piccolo grande capolavoro d’amore questo libro di Daniela Rossi “Il mondo delle cose senza nome”, edito da Fazi nel 2004, che mi ha “chiamato” dagli scaffali della mia biblioteca preferita e mi ha rapita, avvinta e commossa.

“…è la storia dura e dolcissima di una scelta di fiducia e libertà, un viaggio avventuroso e intenso che punta dritto al cuore, narrato con una scrittura carnale e penetrante, capace di trascinare il lettore in una percezione fisica delle emozioni. Ma è anche un’acuta riflessione sulla fragilità dei rapporti, sulla fallibilità umana, sulla paura e sul coraggio”: ho scelto queste parole dalla terza di copertina perché le ritengo perfette per sintetizzare cosa sia questa “lettera d’amore di una madre al proprio figlio” a cui viene diagnosticata, sin dai primi mesi di vita, una ipoacusia, in termini meno dotti una sordità, una rivelazione angosciante, un dolore che mamma Daniela deve sforzarsi di superare per creare un nuovo modo di comunicare col suo Andrea, lo splendido protagonista di questo libro. E ce la farà alla grande perché è determinata a regalare al suo bambino la possibilità di vivere un’esistenza normale e per questo spesso si oppone all’arroganza di cosiddetti esperti e cerca di orientarsi tra terapie, teorie e interventi diversi per abbattere, sempre insieme ad Andrea, le barriere che lo separano dall’universo dei suoni e mantenere intatto il suo candore, la sua simpatia, la sua curiosità, la sua allegria e la sua socievolezza.

Come Fulvio Ervas in “Se ti abbraccio non aver paura” anche Daniela Rossi in questo libro ci racconta il suo viaggio di vita e coinvolge e commuove a tal punto da rimanere col sorriso nel cuore anche dopo aver letto l’ultima pagina da cui non si vorrebbe riemergere…