Camminando nella città dove le strade non hanno nomi di donne, da me tradotto e rielaborato

anna hude

Nella piazza Vor Frue davanti all’università di Copenhagen un gruppo di donne si sta riunendo.

Il sole ha appena bucato le nubi e c’è un’atmosfera positiva emanata dalla folla che si sta preparando a fare una passeggiata in giro per la città ma non una passeggiata qualunque.

Una donna vestita di nero dalla testa ai piedi, che giocherella con un portafoglio, sorride e accoglie i nuovi arrivati con un ansioso “Ehi, sei qui per la passeggiata?” forse è un po’ nervosa  poiché questa è la prima volta che sta facendo questa particolare passeggiata storica in giro per la città della quale il focus sono le donne nella sfera pubblica.

E’ l’8 marzo e la giornata internazionale delle donne, un giorno celebrato in tutto il mondo per enfatizzare i diritti delle donne. Vivendo in una società occidentale e anche in una delle nazioni nel mondo dove gli uguali diritti sono più evidenti, la giornata sembra un po’ ridondante.

In aggiunta a questo abbiamo una donna primo ministro che è stata recentemente posta nella lista delle 150 donne più potenti nel mondo e più donne all’università che uomini. Ma non è sempre stato così, qualcosa di cui siamo ovviamente consapevoli ma quanto realmente conosciamo? Chi, per esempio, fu la prima donna a laurearsi in Danimarca? E perché non c’è nessuna statua di donne in tutta la città? Queste sono alcune delle domande a cui la donna in nero, la storica Nina Søndergaard da Nerd Tours, risponde.

anna hude

Anna Hude

Nonostante siano stati invitati uomini, donne e transessuali maggiori di 15 anni si sono presentate solo donne la maggioranza delle quali appartenenti alla terza età ma alcune di loro sono trentenni inclusa una ricercatrice di genere e una coppia che fuori dal mazzo sembra la più comodamente vestita in jeans, scarpe basse e qualche accessorio colorato.

“Notate qualcosa di particolare in questa piazza?” la Søndergaard chiede al gruppo “Contiene solo statue di uomini”. Dopo la prima sessione di aneddoti storici il tour comincia ufficialmente e bisogna mantenere il passo poiché la Søndergaard cammina velocemente.

Attraverso le piccole strade della Copenhagen più interna nuove storie danno nuova luce a locations familiari come la “random house” in Fiolstræde dove la giovane Anna Hude fu violentata. Lei superò l’umiliazione e più tardi divenne la prima donna  danese a ottenere un PhD, una laurea.

Piuttosto che aneddoti storici la Søndergaard condivide con la folla divertenti fatti di genere enfatizzando il fatto che soltanto l’1% delle strade in Danimarca porta nomi di donne mentre il 14% di uomini.

Un’altra fermata del tour è la piazza Nina Bang, intitolata alla prima ministra di un governo al mondo (1924-26). Questa celebre donne si distaccò dal movimento per i diritti delle donne poiché la sua lotta non era sul genere ma sulla classe.

Mentre continuiamo il tour attraverso la storia delle donne celebri visitando Damehotellet, l’hotel delle donne, e il primo dormitorio di genere misto la separazione di generi diventa un argomento di dibattito.

E poi arriviamo al museo Kvindehuset, la casa delle donne, dove la maggior parte delle donne del tour diventa nostalgica sull’abbigliamento pieno di colori e fatto a mano in casa in mostra. Il museo è un ricordo del movimento di liberazione delle donne degli anni 70 che maolte delle donne del tour ricordano con ovvio affetto nostalgico. Bruciavano i reggiseni e si facevano crescere i capelli, è soltanto una vergogna che non molte delle generazioni più giovani vogliano sentir parlare della differenza che hanno fatto nella società di oggi.

http://cphpost.dk/news/walking-the-city-where-the-streets-have-no-womens-names.1083.html