Policarpa Salavarrieta, rivoluzionaria colombiana, da me tradotto e rielaborato

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“La Pola”, come fu chiamata durante la sua breve vita, è stata in tutti i racconti audace, dalla lingua tagliente e provocatoria. Combatté per liberare la sua terra in quella che è ora la Colombia dal governo spagnolo, tutto mentre faceva finta di sedere in un angolo e cucire.

Nacque intorno al 1790 e crebbe in mezzo alla ribellione poiché la resistenza all’impero spagnolo si rafforzava nel sud America. Quando si trasferì a Bogotà, intorno al 1817, era determinata a giocare il suo ruolo. Facendo l’umile sarta e la cameriera offriva i suoi servizi ai proprietari “royalist” dove poteva raccogliere informazioni e passarle ai guerriglieri; nel frattempo facendo finta di flirtare con i soldati dell’esercito “royalist” li spingeva a disertare e a unirsi ai ribelli. E per tutto il tempo lei stava genuinamente cucendo le uniformi per i combattenti per la libertà.

Lei e il suo network di aiutanti (sembra che ci fossero varie donne come lei) furono alla fine scoperti. Quando i soldati vennero a prenderla lei li tenne impegnati in uno “slanging match” mentre uno dei compagni scivolava via per bruciare le lettere incriminate. Si rifiutò di tradire la causa e fu condannata a morte per fucilazione nel novembre 1817. Trascinata nella piazza principale della città per dare un esempio a chiunque avesse pensieri di ribellione arringò i soldati spagnoli a voce così alta che gli ordini dovettero essere dati di battere i tamburi ancora più forte per superarla. Si rifiutò di inginocchiarsi e dovette essere fucilata appoggiata a uno sgabello, si dice che le sue parole finali fossero una promessa che la sua morte sarebbe stata vendicata. Infatti continuò a ispirare le forze rivoluzionarie molto dopo la sua esecuzione.

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