“La chiesa” di Adele Libero

 la chiesa

 

Siede su queste panche il ricordo,

i Giorni non ci sono più venuti,

per non  disturbare,

e neppure la polvere si posa.

Accorsero qui, stanati via per via,

bambini, madri, d’un’altra religione,

in chiesa, tutti in compagnia

d’una inutile speranza.

Nulla potè  Dio nella sua casa.

Precise le armi dei soldati,

a disegnare le carni di rose,

troppo spinose

per corpi straziati.

Gli uomini vestiti d’arroganza

son alberi cresciuti senza amore,

duri come il gelo invernale,

ciechi al tremare d’un bambino.

S’odono ancora gli ultimi respiri,

parole miste a sangue,

ai capelli biondi come il grano,

che adesso volano,

maturi  più del sole.

In ricordo del massacro di 27.000 ebrei e prigionieri sovietici da parte dei nazisti nel 1941. Alcuni di essi furono addirittura uccisi nella loro sinagoga.