“Gite” di Adele Libero

 gite

 

Mitucci era un simpaticissimo collega del papà, aveva una splendente vespa con sidecar, così come le altre due famiglie dell’allegra brigata. La mia comprendeva padre, madre, bambina piccola (io) e fratellone. Si viaggiava comodamente (o quasi) ed io, in particolare, ero accoccolata in grembo della mamma, che viaggiava nel sidecar, quell’accessorio a forma di grande uovo di Pasqua che si attaccava alla vespa.

Si concordava sull’uscita domenicale, ovviamente tempo permettendo, e ci si incontrava alle porte dell’Autostrada di Napoli, pieni zeppi di entusiasmo e di buona volontà. Mitucci aveva già predisposto un opportuno percorso, con meta nel verde ove fermarsi  per pranzo.

Lasciata l’Autostrada ci si iniziava ad inerpicare per i magnifici paesaggi collinari e montuosi campani. Noi, all’oscuro del percorso, domandavamo preventivamente quanto distasse la meta. Ma lui, mantenendosi nel vago, definiva i chilometri da fare come “Una salita e una discesa”.

Sui percorsi in salita, però, una volta su due, iniziavano i problemi. Forse per il peso eccessivo la vespa del nostro amico iniziava a fermarsi, surriscaldata e con olio nelle candele.

Allora il poveretto, tutto rosso in viso per la rabbia, iniziava a togliersi velocemente i guanti da moto, a sbatterli in terra e ad imprecare generosamente, tra l’ilarità generale. Solo dopo un po’ si calmava e con l’aiuto e la cooperazione dovuta, si ripartiva più spensierati che mai. Se la prima pulitura era stata superficiale, inevitabilmente ci si tornava a fermare.

Ma, fortunatamente, all’ora più o meno prevista si arrivava in cima. Si sceglieva un bello spiazzo ridente, pieno di margheritine e le mogli iniziavano a preparare per il pranzo. Cosa non usciva da quei trabiccoli !! Sediolini e tavolini pieghevoli, borsa frigo e piatti di plastica, bicchieri e bicchierini, acqua, vino etc etc.

Il menù classico  era pasta al forno o con melanzane, cotolette e patatine!

Noi ragazzi giocavamo a rincorrerci per i boschi o con l’immancabile pallone.

Spesso l’atmosfera si guastava per un improvviso temporale. E qui giù con impermeabili e teli di protezione per i passeggeri. Io ero ben al riparo e mi gustavo l’avventura della pioggia che tamburellava sul telone ed impediva al conducente di capire dove stesse andando.

Ma si trattava di pochi minuti e presto il tempo tornava clemente e ci accompagnava fino a casa.

Mio padre si divertiva  a prendermi in giro se nel percorso mi ero spaventata dei dirupi che ben notavo dalla mia postazione, a volte, a mio parere, troppo vicina al ciglio della strada così che, involontariamente spostavo il corpo dal lato opposto. Mi stringeva a sé affettuosamente ed allora, tra le sue braccia, mi godevo l’infanzia.

Io capivo solo che dopo gli anni orribili della guerra per gli adulti quelle innocenti gite erano come un viaggio ai Caraibi !!