“Margherita Porete” di Tommasina Soraci, edizioni Era Nuova, recensione di Daniela Domenici

 margherita porete

Con questo ritratto Soraci completa il trittico della sua personale galleria di donne esemplari. Margherita ben si accosta alla cortigiana Imperia e all’intellettuale Christine de Pizan in una trilogia imperniata sull’intelligenza di cui sono (sempre state) capaci le donne. Ciascuno a suo modo è stata interprete di libertà e di come si possa trovare, nonostante leggi e contesti ostili, lo spazio per costruire percorsi di autonomia”: queste parole conclusive della prefazione di Tiziana Bartolini, direttora di “Noi donne”, ci raccontano, in estrema ma perfetta sintesi, la bellezza di questo “trittico” in miniatura (solo per le dimensioni dei libri) ma assolutamente nuovo e importante che ci ha regalato Tommasina Soraci.

Ancora una volta, dopo aver letto e recensito gli altri due, mi sono trovata immersa nella storia di questa formidabile donna nata intorno al 1250 e morta nel 1310 sul rogo per le sue idee espresse nel suo capolavoro della letteratura spirituale “Specchio delle anime semplici annichilate”. Margherita era una “beghina” e per spiegare meglio cosa significhi questo termine riporto le parole dell’autrice: “…oggi, nel parlare comune, il termine beghina ha assunto un’accezione negativa come donna che ostenta devozione e assiduità nelle pratiche religiose, insomma la bacchettona. Al contrario le beghine hanno una dignitosissima tradizione intellettuale e nel campo dell’artigianato tessile, soprattutto rappresentano la cultura nel suo significato più ampio, al femminile e hanno dovuto lottare non poco di fronte alla tradizione medievale che ha sempre trascurato le scrittrici…da queste donne, molto spesso acculturate nella teologia e nella filosofia prende le mosse il desiderio di riforma della Chiesa che andava perdendo di credibilità…furono le donne le più attive, le più esigenti…e le più indipendenti in quest’opera che ebbe larghissimo seguito…”

Per pura casualità (ma niente accade per caso” un anno fa, grazie al suggerimento di un’amica, ho visitato un luogo strettamente legato alle beghine che potete vedere al link sottostante…

https://danielaedintorni.com/2013/07/17/tongeren-la-citta-delle-beghine-in-belgio/

quasi impossibile, ancora un volta, estrapolare citazioni da questo saggio di Soraci, così denso di spunti di riflessione su una donna talmente straordinaria da aver ispirato, nei secoli, il pensiero e le opere di grandi pensatori come Eckart, tra i tanti, e, più vicina a noi, Adriana Zarri; dice infatti Soraci: “non è casuale, peraltro, che gli anni della sua composizione coincidano con quelli in cui Dante componeva la Commedia. I precursori non sono i mistici ma Platone e sant’Agostino, i posteri, Eckart che nel suo Opus Tripartitum dimostra di aver abbondantemente saccheggiato il pensierodi Margherita, Cusano, Spinoza e, soprattutto, Hegel…”

Ringrazio ancora una volta Tommasina Soraci per avermi fatto dono di questo suo trittico e la invito a continuare in questa suo percorso per regalarci altri ritratti di donne.