“Il bimbo e la quercia” di Bert D’Arragon, Tipheret editore, recensione di Daniela Domenici

 il bimbo e la quercia

Ho conosciuti casualmente Bert D’Arragon quattro anni fa in una libreria di Ortigia a Siracusa dov’era venuto a presentare la sua opera prima, “La libellula”; nacque un’empatia istintiva e quello stesso pomeriggio, con una faccia tosta inimmaginabile, gli proposi di diventare la sua correttrice di bozze per i suoi eventuali libri seguenti e lui accettò seduta stante come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ho letto “La libellula” e questa è la mia recensione

https://nutrimente2.wordpress.com/2010/06/17/%e2%80%9cla-libellula%e2%80%9d-di-bert-d%e2%80%99arragon/

due anni dopo Bert mi ha contattato, memore della mia proposta, e mi ha affidato la correzione del suo secondo libro, “Ichnusa”, un’opera assolutamente diversa dalla prima ma altrettanto affascinante per la sottoscritta; ed ecco puntuale la mia recensione

https://danielaedintorni.com/2012/03/05/ichnusa-di-bert-darragon-edizioni-alpha-beta-verlag-2012/

Bert, nel frattempo, mi aveva confidato che aveva l’intenzione di scrivere un’altra opera, questa volta in tre volumi, una trilogia dedicata alla figura del grande teologo domenicano, vissuto nel 14° secolo, Meister Eckart di cui, lo ammetto, all’epoca conoscevo solo il nome.

Bert ha concluso la stesura del primo volume di questa sua nascente trilogia e me lo ha, ancora una volta, affidato. Lo ringrazio infinitamente per la fiducia accordatami e per avermi fatto conoscere, grazie alla storia da lui narrata in cui mi sono immersa e che, sono sicura affascinerà anche voi, la figura di questo teologo che, cito Wikipedia, “è stato uno dei più importanti teologi, filosofi e mistici renani del Medioevo cristiano e ha segnato profondamente la storia del pensiero tedesco”.

Per raccontarci la vita e le opere di Meister Eckart Bert ha immaginato la figura di Berengario da Paradyse, “apprendista amanuense educato nell’antico monastero benedettino di Reichenau sul Lago di Costanza, incontra ancora giovanissimo l’anziano teologo domenicano Meister Eckhart e ne diventa l’aiutante e lo scrivano. Il giovane accompagnerà il maestro durante i suoi ultimi anni, dal 1321 al 1328, tra Strasburgo, Colonia ed infine Avignone dove il grande teologo deve affrontare un processo per eresia. Il ragazzo descrive persone e situazioni, luoghi ed eventi con i suoi occhi da giovane laico raccontandoci in modo genuino la filosofia del maestro, il processo e le lotte di potere in seno alla Chiesa e tra impero e papato. Dopo le vicende oscure del processo, Berengario è costretto a fuggire e tra colpi di scena, misteri e momenti di suspense affronta, assieme alla giovane principessa ucraina Vasilissa, la fuga da una parte all’altra delle avverse terre del Sacro Romano Impero. Grazie all’aiuto del mercante veneziano Sanudo Torsello arriva infine a Costantinopoli dove verrà coinvolto negli intrighi della corte imperiale d’Oriente” (l’abstract, la sinossi per darvi un’idea del libro).

Bert D’Arragon ha scelto una struttura narrativa che ritengo assolutamente perfetta: lo scambio di lettere su pergamene prima tra Berengario e la sua amata, la principessa Vassilissa, e poi, nel terzo capitolo, tra lui e il mercante veneziano Sanudo Torsello. Questo escamotage gli permette di inserire prediche e insegnamenti del maestro ricordando sempre che “il romanzo è in primo luogo un’opera di fantasia e non storica, filosofica o religiosa” e aggiunge nella pagina finale “occorre quindi ricordarsi che un’opera letteraria non è una monografia storica e che per approfondire il tema in modo scientifico è consigliabile leggere gli studi e le ricerche che si inseriscono nella discussione storica e filosofica.”

Sarebbero tanti i paragrafi che vorrei estrapolare, ne scelgo una tra tutti che mi trova pienamente consonante e che Meister Eckart dice a Berengario nel periodo finale della sua vita terrena “…ricordati che la cosa più importante è rimanere sempre vicini a se stessi: sii al centro di te perché solo in te puoi trovare Dio. Solo se sei in pace con te stesso puoi essere in pace con il mondo. Al contempo devi saperti lasciare alle spalle ogni egoismo e ogni attaccamento alla tua persona. Solo amando gli altri dal profondo del tuo cuore l’Amore Divino ritornerà rafforzato in te”.