“Ichnusa” di Bert D’Arragon, recensione di Daniela Domenici

Un libro che ho molto a cuore per due motivi: primo perché ne sono la correttrice di bozze ed editor e quindi lo conosco nei minimi dettagli, in secondo luogo perché l’autore mi ha onorato della sua amicizia dopo averlo conosciuto alla presentazione della sua opera prima “La libellula”, bellissimo libro ambientato nel periodo del ventennio fascista in Italia. Terzo motivo perché tratta con delicatezza ma anche con molta verità due forme d’amore e di sessualità che raramente trovano spazio nei romanzi: quello tra due persone omosessuali e quello tra un disabile e una normodotata.

A condire tutto questo il fatto che Bert D’Arragon abbia immaginato e creato una sorta di “thriller archeologico” in una terra magica che lui conosce e ama profondamente, la Sardegna. il cui nome antico in lingue fenicia, uno dei tanti popoli che hanno abitato quest’isola, è appunto Ichnusa, il titolo di questa sua seconda opera appena data alle stampe a cura delle Edizioni Alpha Beta Verlag e che inizierà presto il suo tour di presentazioni com’è stato per “La libellula”.

Protagonisti principali di “Ichnusa” un sacerdote alquanto atipico e una giovane archeologa, Federica, direttrice dei lavori per il restauro di un’antica cappella, attorno ai quali ruotano tutta una serie di personaggi abilmente descritti dall’autore che ce li rende sapientemente vivi sia grazie alla perfetta introspezione psicologica che all’ottimo uso dei dialoghi che alle descrizioni geografiche così dettagliate e piene di amore per questa terra magica in cui Bert D’Arragon, che è laureato in Storia dell’Antichità, ha trascorso vari anni per lavoro.

Ichnusa vi affascinerà e vi rapirà, fidatevi.