“Mātā” di Rosa di Monda, recensione di Daniela Domenici

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Ancora una volta un libro mi ha “chiamato” su Amazon come una sirena virtuale e ancora una volta ho risposto al suo richiamo innamorandomene all’istante, a pelle, senza, come al solito, sapere niente prima né dell’autrice né aver letto recensioni.

E’ un periodo davvero biblio-fruttifero, il mio fiuto da talent scout, le mie percezioni mi fanno scoprire, con infinito piacere, autrici le cui opere meritano una mia recensione.

È stato il caso anche di “Mātā”, opera prima di Rosa Di Monda, 275 pagine che volano via e da cui non vorresti riemergere, una storia che sembra di fantasia ma in cui c’è sicuramente qualcosa della vita dell’autrice che dedica questo suo libro, con affetto e ironia, “alle mie nonne, a mia madre, a mia sorella e a mia figlia. E a tutte le donne che sono passate nella mia vita, pure a quelle stronze”.

Bravissima la scrittrice a caratterizzare gli splendidi protagonisti, Irene, Aldo, Sandra e Cristiano ma anche Ada, Giuseppe e Antonio, attraverso il perfetto uso dei dialoghi ma anche grazie all’escamotage delle lettere ritrovate che delineano questa saga familiare che si snoda tra la seconda guerra mondiale e i nostri giorni.

Concludo con la citazione che Di Monda pone all’inizio del suo libro e che mi trova, come madre, pienamente empatica “l’amore assoluto della madre è forse l’amore umano che più si avvicina alla perfezione dell’amore di Dio – Paramahansa Yogananda”.

Ringrazio di vero cuore l’autrice per le emozioni che ha saputo trasmettermi.