“Il quaderno di Didine” di Dominique Valton, recensione di Daniela Domenici

 didine

Mi capita raramente di conoscere l’autrice o l’autore di un libro, prima o dopo averlo letto, in genere il “contatto” rimane virtuale; in questo caso invece ho avuto il piacere di conoscere madame Dominique alla presentazione del libro di un’amica e in seguito ho avuto il desiderio di leggere la sua opera più recente “Il quaderno di Didine” con la splendida prefazione di Flaminia Paolucci Mancinelli.

Non è una fiaba nel senso più usuale del termine, la definirei piuttosto una storia tenera, ironica ma anche talvolta dolorosa che ha per protagonisti Didine, una bambina di 9 anni, e Titi, un bimbo che ne ha 5 che vivono in un orfanatrofio, gestito dalle suore, ad Avranches, città natale dell’autrice che l’ha scelta come location della sua storia.

Straordinaria la bravura di madame Dominique nel raccontarci un frammento di vita di questi due amici e di tutti gli altri bambini e bambine dell’orfanatrofio attraverso gli occhi e le parole di Didine, piccola grande donna che ha preso sotto la sua ala protettiva il piccolo, delicato, indifeso Titi e che riuscirà, grazie alla sua inesauribile fantasia, alla sua grinta da adulta, alla sua prodigiosa memoria e alla voglia di riscatto a cambiare radicalmente le loro vite trascorse fino a quel giorno dentro le fredde e inospitali mura dell’orfanatrofio.

Deliziosi i disegni, creati dalla figlia dell’autrice (come si legge nei ringraziamenti finali), che arricchiscono questa storia già così bella anche per la lieve delicatezza con cui riesce a narrare i momenti un po’ tristi, a causa del comportamento ingiusto delle suore, senza soffermarsi né indulgere troppo.

È un libro che andrebbe adottato nelle scuole primarie ed è un’idea regalo assolutamente deliziosa: merci Dominique.