“Partenope” di Adele Libero

 partenope

partenope3

Iri bella, Partenope Sirena,

lunghe capille e uocchie comme ‘o mare,

aspettave cu ll’ate ‘e navigante,

pe’ farle dint’ ‘a ll’onne arrevacare.

E quante sbattevano p’e scoglie,

sulo guardanno o sentenne ‘e nnote,

lassavano ‘a guida d’a nave

fulminate da ‘nu sguardo putente.

,,,

E sulo Ulisse, bello comm’ ‘o sole,

stregnuto ‘o palo d’a nave russiccia,

resistette ‘a buscie appassiunate,

e tu spariste, che ‘llacreme all’uocchie.

E po’ turnaste a chella terra doce,

pe’ vivere pe’ sempre a chesti pparte,

sotto ‘a nu scoglio, maje dimenticata,

ma morta pe’ o’ dulor, astupediata !!

Partenope

Eri d’una bellezza sfolgorante,

Partenope sirena de Li Galli,

con l’altre attendevi i naviganti

per stordirli col canto cento volte.

E cadevano a frotte sugli scogli

sol per guardare o sentir le note,

lasciavano la guida della nave,

fulminati da uno sguardo potente.

Ma solo Ulisse, bello come il sole,

legato al palo del suo legno rosso,

resistette alle lusinghe arcane

e tu sparisti con il pianto agli occhi.

Per poi tornare in una terra mite,

ed albergar per sempre in questi luoghi,

sotto allo scoglio, indimenticata,

ma vittima d’amor glorificata !

La Sirena Parthenope
L’origine della città di Napoli, è collegata al celebre mito della Sirena Parthenope che si intreccia con la storia, la leggenda ed il mito di Ulisse .La Maga Circe aveva messo in guardia Ulisse, di ritorno dalla guerra di Troia, contro il canto delle Sirene (metà donna e metà uccello – nella mitologia greca) che, secondo la leggenda, vivevano sugli scogli, quelli di fronte Positano oggi chiamati “Li Galli” , il cui primitivo nome era Sirenusse.

Le Sirene ammaliavano, con il loro richiamo seducente, i naviganti di passaggio che, soggiogati dal loro canto, perdevano il controllo delle imbarcazioni andandosi a schiantare sugli scogli. Se Ulisse avesse voluto ascoltarle, avrebbe dovuto turare con la cera, le orecchie dei suoi compagni e farsi legare all’albero maestro della nave. Nella luce abbagliante del mezzogiorno le sirene fecero sentire la loro melodiosa voce, nascondendo tra i fiori i resti dei marinai che non avevano resistito al loro richiamo e promisero ad Ulisse che gli avrebbero rivelato i segreti della conoscenza e di tutto quello che avviene in ogni tempo e luogo della terra. Ulisse cercò di liberarsi ma i suoi compagni lo legarono più strettamente, così la nave passò oltre e si salvarono.

Le Sirene erano divine, ma non immortali e, fallendo dunque il loro potere di incantatrici nei confronti di Ulisse, si uccisero precipitandosi dagli scogli.

Il corpo della sirena Parthenope fu portato dalle correnti marine tra gli scogli di Megaride (dove oggi sorge il Castel dell’Ovo), e lì gli abitanti trovarono la dea, con gli occhi chiusi nel bianco del viso e i lunghi capelli che ondeggiavano nell’acqua. Venne posta in un grandioso sepolcro, diede nome al villaggio di pescatori e divenne la protettrice del luogo, venerata dal popolo e onorata con sacrifici e fiaccolate sul mare.

Non si sa dove possa essere la sua tomba, (vera o leggendaria); studiosi e archeologi hanno creduto di localizzarla sulla collina di Sant’Aniello a Caponapoli, sotto le fondamenta della chiesa di Santa Lucia, costruita sul tempio