“La bellezza contenuta” di Enrico Aldobrandi, recensione di Daniela Domenici

 la bellezza contenuta

Un titolo alquanto enigmatico che si può forse provare a spiegare solo dopo averne concluso la lettura, un libro che non lascia indifferenti, una storia intrisa di dolore ma anche, appunto, di bellezza che ha per protagonista principale una donna, Angela, che diventa, suo malgrado, il centro dal quale partiranno, con percorsi più o meno lineari, tante altre storie di vita, di amori, di malattie, di sogni, di poesia.

Bravissimo Aldobrandi nel caratterizzare ogni personaggio descrivendocene perfettamente la diversa psicologia: Francesco, il marito di Angela, Sonia, l’amica incontrata all’ospedale, Marco e suo padre Sergio, panettieri, Sara, la bambina con un disagio che sembra quasi autistico, la mia preferita.

Il cuore pulsante dove si svolge la maggior parte di questa storia immaginata da Aldobrandi è un ospedale e già questa è una scelta alquanto rara perché non è assolutamente facile parlare di patologie, sia fisiche che psichiche, senza cadere nel pietismo, nella commiserazione; l’autore riesce con estrema, infinta delicatezza a raccontarci la “bellezza contenuta” dentro la piccola Sara, dentro l’anziano e stanco Sergio, dentro l’inarrestabile Sonia, dentro il confuso Marco e anche dentro Angela e Francesco che cercheranno, dopo tante incomprensioni, di ritrovare e rinnovare la “bellezza contenuta” nel loro rapporto che avevano perso di vista.