La favola di Fiorina ed il cerbiatto Deer, di Adele Libero

la favola di fiorina

 

Cari bambini,

c’era una volta un bel paesello di montagna, si trovava in Calabria, sui monti della Sila. Era particolare perché da un lato del paese le case guardavano al mare azzurro, non lontanissimo, mentre dall’altro guardavano al bosco, ricco e rigoglioso, che d’inverno garantiva un panorama splendido tra neve e pini candidi, che sembravano tutti alberi di Natale.

 

Qui viveva Fiorina con la mamma Fiore. La piccola aveva sette anni ed era muta dalla nascita, o meglio per i primi mesi aveva emesso quei piccoli suoni dei bambini (ghhh, mmh, buuuu e così via), aveva pianto e riso e poi, verso l’anno e mezzo di età, invece di iniziare a dire “mamma” o “pappa”, non aveva più parlato.

 

Fiore l’aveva portata dai migliori medici della vicina città, ma non era stata trovata la causa del mutismo della piccola e così adesso la bimba cresceva sotto l’occhio vigile della mamma, nel suo mondo di giochi, di corse per i prati e di voli di aquiloni che la mamma le preparava.

 

Purtroppo il papà non era con loro, era dovuto andare all’estero per lavoro ed era tornato solo una volta, per le feste di Natale, ma Fiorina aveva tre anni ed ora non si ricordava più di lui.

 

La nostra storia, però, avviene in primavera. Fiorina aveva l’età giusta per cominciare ad avventurarsi per un qualche breve tratto nel bosco. La mamma le aveva dato il permesso, a patto che portasse sempre con sé anche il loro cane Gill, in grado di tornare a casa anche se la bambina avesse perso la strada.

 

Quel giorno, quindi, Fiorina e Gill si avventurarono per qualche tratto nel bosco. Il terreno era già tappezzato di erba fresca e tanti fiorellini, ai piedi degli alberi o nelle radure, si riunivano in piccolo gruppi, quasi ad invitare la bambina a coglierli per portarli alla cara mamma.

 

Mentre la piccina coglieva questi fiori, si accorse, ad un tratto, che qualcuno la stava osservando. Alzò la testa e vide un cervo più grande insieme ad un cerbiatto, che brucavano l’erba, stranamente senza spaventarsi della vicinanza di un essere umano. Fiorina e Gill si avvicinarono agli animali con calma e loro, perfino, si fecero accarezzare. Forse il piccolo cervo aveva intuito che la bambina non poteva fargli alcun male ed acconsentiva al lieve tocco.

 

Ma dopo un poco Fiorina “avvertì” un’altra presenza umana. Ed ecco spuntare dal limite del bosco un cacciatore che con una rapidità sorprendente mirò e sparò al cervo. Dio mio, il cervo, anzi era una femmina, si abbattè al suolo senza un lamento, mentre il cerbiatto, spaventatissimo, sparì nel bosco.

 

La bambina e il cane si infilarono subito al loro volta nella foresta, in direzione di casa. Dove arrivarono spaventati, ma salvi.

 

Fiorina pensò tutta la notte al povero cerbiatto. Chi si sarebbe occupato di lui, ora? Sarebbe riuscito a sopravvivere da solo nel bosco? Così il mattino seguente uscì ancora, per cercare il cerbiatto, o meglio Deer, come lo aveva mentalmente battezzato. Ma quel giorno non c’era traccia del piccolo animale.

 

I giorni seguenti furono troppo umidi e piovosi per uscire. Così Fiorina restò chiusa in casa, insieme al suo fedele Gill e le ore sembrarono non passare mai.

 

A fine settimana, finalmente, il sole fece di nuovo il suo mestiere di sole e così la piccola potè uscire, accompagnata da Gill ed anche da sua madre, che voleva profittare per cogliere funghi, di sicuro spuntati dopo tanti giorni piovosi.

 

Nel mentre passeggiavano nel bosco Fiorina, ad un tratto, si fermò come colpita da un fulmine. Sua madre e Gill erano appena indietro ed anche loro si immobilizzarono, senza saperne il motivo.

 

Ma ecco che nella radura vicina avanzarono due cervi, uno più piccolo e l’altro più grande. Fiorina ebbe un sussulto, aveva riconosciuto il suo Deer e quello accanto, probabilmente, era il papà.

 

La piccola, infatti, non poteva sapere che il cervo maschio, mesi prima, era rimasto ferito in un combattimento per la conquista del territorio. Così nei mesi seguenti si era nascosto in una grotta, lontano da tutto e da tutti, per aspettare di recuperare le forze. Solo la cerva gli aveva portato ogni tanto e fino a quando non era stata colpita, qualcosa da mangiare.

 

Deer, invece, aveva incontrato il padre alla fonte nel bosco: i due all’inizio si erano annusati, poi si erano anche riconosciuti e dopo un po’ avevano iniziato a trotterellare insieme e non si erano più lasciati.

 

Ma la nostra Fiorina non aveva bisogno di conoscere tutta la storia per capire che il suo Deer era ora al sicuro perché c’era qualcuno che si prendeva cura di lui. La gioia le entrava in tutti i pori, nelle ossa, forse pure nei capelli e si avvicinò al cervo per carezzarlo, come aveva fatto giorni prima. Deer anche questa volta non ebbe paura di lei e si lasciò avvicinare, tanto che anche il padre cervo si fece avanti e leccò anche lui il faccino di Fiorina.

 

La bambina cominciò a piangere di felicità e all’improvviso esplose in una sequenza di “Ohhhhh, ahhhhh, uhhhhhh” gridando a squarciagola per la foresta.

 

La mamma Fiore era allibita ! La sua bambina non era muta, poteva parlare ed, anzi, gridare ! Anche lei cominciò a gridare senza motivo.

 

Solo più tardi, a casa, una volta calmatisi gli animi, Fiore capì che la sua bambina si era commossa nel vedere il cervo maschio col suo piccolo. La constatazione che il piccolo cerbiatto non soltanto non era più solo, ma aveva ritrovato il padre visto così poco, era riuscito a sciogliere il nodo di tristezza che il cerbiatto aveva provato quando era rimasto da solo nel bosco.

 

Adesso era tempo di stare tutti insieme e, forse, anche per loro il tempo avrebbe visto un ritorno tanto atteso, e per allora la bambina avrebbe cominciato di sicuro a parlare e non avrebbe più smesso!