“Gli ergastolani senza scampo” di Carmelo Musumeci e Andrea Pugiotto, Editoriale Scientifica, recensione di Daniela Domenici

Gli-ergastolani-senza-scampo_-Fenomenologia-e-criticità-costituzionali-dell’ergastolo-ostativo

Sono stata volontaria per due anni in un carcere siciliano e dopo la fine di quella mia esperienza ho sentito il desiderio di raccogliere nel mio libro “Voci dal carcere” il mio racconto di quell’esperienza insieme ai tanti contributi ricevuti, via lettere cartacee, da alcune persone detenute in varie carceri italiane, tutte condannate all’ergastolo; tra quegli amici c’era anche Carmelo Musumeci, l’unico tra loro che, purtroppo, oltre alla massima pena avesse l’aggravante dell’ostatività.

Ho letto con profondo interesse questo saggio che ha come sottotitolo “fenomenologia e criticità costituzionali dell’ergastolo ostativo” e che è composto, nella prima parte, da un contributo di Carmelo Musumeci dal titolo “Fenomenologia dell’ergastolo ostativo” e nella seconda da una dissertazione di Andrea Pugiotto che è ordinario di diritto costituzionale all’università di Ferrara e che da tempo si occupa della dimensione costituzionale del diritto punitivo. C’è poi una prefazione di Gaetano Silvestri, presidente emerito della Corte Costituzionale ed emerito di diritto costituzionale all’università di Messina e un’appendice di Davide Galliani che è Jean Monnet professor of fundamental rights all’università di Milano e coordinatore scientifico del primo progetto UE sull’ergastolo.

Dato che non sono un’addetta ai lavori mi limiterò a scrivere qualche riflessione sul contributo di una sessantina di pagine di Musumeci che, ancora una volta, colpisce con le sue riflessioni lapidarie e pesanti come macigni che non possono lasciare indifferenti. Musumeci ha scelto di suddividere questa sua “fenomenologia dell’ergastolo ostativo” in cinque parti che corrispondono ai cinque momenti di una giornata tipo di un ergastolano ostativo, di un uomo ombra: l’alba, il mattino, il pomeriggio, la sera e la notte. Musumeci trova l’escamotage di dialoghi immaginari tra se stesso e la sua ombra, per esempio, per rendere la sua narrazione ancora più struggente.

Sarebbero tante le citazioni che vorrei estrapolare, praticamente una da ogni pagina, ma mi limiterò a una che vale per tutte le altre “credo che i detenuti che in carcere si tolgono la vita scelgono di morire perché si sentono ancora vivi. Altri invece rimangono vivi perché si sentono già morti. E hanno smesso di vivere. A volte penso che molti ergastolani ormai continuano a respirare solo per vendicarsi di loro stessi. E credo che anch’io continuo a esistere per fare dispetto a me stesso…non nascondo però al mio cuore che per me è sempre più difficile vivere per nulla. E di nulla…a volte il mio cuore rimprovera tutte le persone che lo amano perché l’amore in carcere fa bene però ti costringe a vivere una non vita. Fuori non hai tempo per guardare la vita negli occhi. Dentro l’ergastolano senza scampo ne ha troppo. E pensa spesso di non avere più nessun motivo per vivere”.

Concludo con un’altra citazione di Musumeci tratta dall’ultima pagina del suo contributo “…ormai non faccio più parte di questo mondo perché vivo nel mondo delle ombre. Un posto dove non c’è niente. A parte la mia ombra. Certe notti l’ergastolano senza scampo non crede più a nulla. Butta la spugna. E rinuncia a lottare. Capita anche a me. L’indomani mattina, però, raccolgo la spugna. E riprendo a lottare”: bravo Carmelo, siamo qua fuori per dare voce a chi non ce l’ha più o non l’ha mai avuta e per aiutarti, da fuori, nella tua lotta. Non mollare.