Tre settimane da raccontare… senza FB, di Daniela Domenici

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Prendo in prestito il titolo di una celebre canzone di Fred Bongusto per raccontarvi come sono sopravvissuta queste tre settimane senza FB.

Come vi ho già detto nei miei due precedenti post stavo diventando, purtroppo, una FB-dipendente, una FB addicted perché FB mi serviva come cassa di risonanza per i post del mio sito, per le recensioni ai libri e agli spettacoli teatrali ma obiettivamente poi mi prendeva la mano e condividevo post delle amiche, mettevo mi piace a destra e a manca, pubblicavo foto, creavo nuovi gruppi o eventi, insomma…ci stavo bene e mi divertivo ma, soprattutto, “apparivo” invece di “essere”, dovevo far sapere cosa facevo, dov’ero, con chi, insomma ero sempre sulla pubblica piazza come se non esistesse più una privacy, che è poi lo scopo di questi social network: apparire per cercare consensi e applausi a ogni costo per sentirsi vivi e importanti.

Fortunatamente mi sono resa conto di tutto questo e ho deciso di disintossicarmi dalla FB drug continuando a fare le cose che più mi piacciono (e che facevo prima e durante FB): creare e pubblicare post nel mio sito che mi dà tante soddisfazioni, leggere senza sosta e recensire, tradurre articoli, lavorare all’uncinetto, risolvere gli schemi in bianco sempre più difficili, sentire le amiche al telefono o via whatsapp o vederle dal vivo, insomma, essere me stessa senza la necessità di farlo sapere al mondo di FB